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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

26.07.2026

Disabilità e discriminazione, un tema che riguarda tutti, docenti e famiglie

Dal professore Salvatore Nocera riceviamo e volentieri pubblichiamo una interessante segnalazione/recensione di una recente pubblicazione dedicata ai temi della disabilità e della inclusione.

È stato pubblicato di recente dall’editore “La Vita Felice” di Milano il libro “Disabilità e discriminazione”, a firma di Alberto Fontana e Laura Abet. Il titolo può trarre in inganno, pensando che trattasi di una rassegna giurisprudenziale, ma, guardando il sottotitolo, “Conoscere, Riconoscere e Agire”, si intuisce che oltre alla rassegna molto importante ci sia molto di più, ed infatti, come evidenzia nella sua prefazione Giuseppe Guzzetti, personaggio famoso già Presidente della Regione Lombardia, Senatore della Repubblica, Presidente della Fondazione Cariplo e, da ultimo, dell’ACRI, Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa: Il cuore del libro è qui: i diritti non sono un elenco astratto, ma possibilità concrete di partecipare alla vita della società (pag. 7).
E non poteva essere diversamente dal momento che gli autori sono persone impegnate a fondo nell’inclusione delle persone con disabilità. Alberto Fontana è un leader famoso già Presidente della UILDM (Unione Italiana per la Lotta alla Distrofia Muscolare), e l’avvocata Laura Abet è la responsabile del Centro Antidiscriminazione, e ne è la forza propulsiva, gestito dalla LEDHA, Lega per i diritti delle persone con disabilità, che è una federazione di associazioni lombarde, componente lombarda della FISH. Il Centro Antidiscriminazione è intitolato a Franco Bomprezzi, grande giornalista con disabilità purtroppo prematuramente scomparso, che ha scritto il “Decalogo della buona informazione sulla disabilità”, molto utilizzato nel mondo giornalistico.

Il libro esce dopo il 10° anno di fondazione del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi. La presenza di tanti nomi illustri intorno a questo libro dà il senso della sua importanza, per la quale ne suggerisco la lettura, oltre che alle famiglie, anche ai docenti, agli operatori scolastici, ed ai colleghi avvocati. Esso infatti dapprima presenta il perché della necessità di conoscere la normativa antidiscriminatoria nei confronti delle persone con disabilità, e cita in proposito la “Teoria della capacità” di Amartya Sen, economista e filosofo indiano, “che sostiene l’importanza di valutare le condizioni di vita delle persone non solo in termini economici, ma anche in base alle ‘capacità’ intese come le opportunità concrete che la società offre e le possibilità concrete di scegliere tra diverse vite possibili e quindi di realizzare il proprio potenziale e di vivere una vita degna e significativa” (pag. 19).

E quindi poi espone in modo piano e comprensibile, specie alle famiglie che non siano molto esperte in campo legale, le principali tematiche affrontate dal Centro, precedute dalla sintesi della relativa normativa, con particolare evidenza data alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia con legge n. 18 del 2009, concernenti alcuni temi esemplari: l’accessibilità, l’inclusione scolastica, la vita indipendente e l’inclusione sociale in Lombardia, la discriminazione intersezionale e il lavoro.

In dieci anni, il Centro Antidiscriminazione ha affrontato quasi diecimila interventi, comprensivi di consulenze specialistiche, assistenza stragiudiziale, e pochi interventi giudiziali.

In ogni capitolo concernente ciascuno degli argomenti sopra indicati, viene esposta con semplicità la normativa di riferimento e, quindi, si narrano alcune esperienze risolte con sentenze favorevoli ottenute dal Centro Antidiscriminazione.

Giustamente si osserva che l’accessibilità è il diritto fondamentale per l’esercizio di tutti gli altri diritti, ed essa non riguarda solo quella fisica, ma anche quella digitale e tecnologica: siti web, applicazioni, dispositivi e servizi online hanno oggi un ruolo sempre più pervasivo nella vita quotidiana e devono essere progettati secondo i principi dell’universal design, così da risultare fruibili da tutte le persone, comprese quelle con disabilità, senza bisogno di adattamenti successivi.

Passando alla scuola, il Centro è stato quello che più di tutti ha utilizzato la legge antidiscriminatoria n. 67 del 2006, che normalmente costituisce da sola circa un terzo del lavoro complessivo svolto dal Centro.

Quanto all’assistenza, la LEDHA prima e il Centro Antidiscriminazione poi, sono riusciti ormai a consolidare la giurisprudenza sul principio che nella contribuzione delle persone con disabilità alle spese per la fruizione dei servizi sociali si debba tenere in considerazione non l’ISEE familiare, come di solito avveniva (ovviamente più elevato e quindi escludente dai benefici la persona con disabilità), ma esclusivamente quello della sola persona con disabilità, come soggetto autonomo.

Quanto alla vita indipendente, la LEDHA con la consulenza del Centro Antidiscriminazione è riuscita a formulare e far approvare dal Consiglio regionale la legge n. 25 nel 2022, che anticipa di due anni il decreto legislativo 62 del 2024, e per taluni aspetti è più puntuale.

Una parte veramente significativa per la sua novità è quella concernente l’uso della lente della discriminazione intersezionale, in particolare delle donne con disabilità, che è frutto anche di una forte sensibilità maturata in seno alla LEDHA ed alle sue associazioni, al punto che si è costituito in seno alla LEDHA medesima il Gruppo LEDHA Donne. Il Centro Antidiscriminazione ha realizzato il progetto Artemisia, intitolato alla famosa pittrice che, violentata da un collega del padre, invece di soccombere, ha reagito divenendo una delle più famose pittrici del ‘600.

Come Artemisia, molte donne con disabilità sono esposte a un rischio di violenza più elevato e, al tempo stesso, incontrano ostacoli specifici nell’accedere alla protezione: i Centri antiviolenza chiamati ad accoglierle sono infatti ancora troppo spesso fisicamente inaccessibili. Per questo l’attenzione del Centro Antidiscriminazione si è rivolta in primo luogo a garantire l’accessibilità fisica dei Centri antiviolenza — condizione preliminare perché una donna con disabilità possa varcarne la soglia — e, quindi, al sostegno di alcuni casi per far uscire le donne dalla condizione di oppressione ed emarginazione in cui vivevano.

Nel campo della discriminazione nel mondo del lavoro, il Centro Antidiscriminazione ha realizzato, tra i primi in Italia, dei significativi punti fermi in campo giudiziario. Si dà atto di un processo per una diffamazione online subita da un’avvocatessa presa di mira nell’esercizio delle sue funzioni da taluni a causa della sua “acondroplasia” (bassa statura). Il Centro Antidiscriminazione si è costituito parte civile nel processo penale, riuscendo ad ottenere non solo la condanna dei diffamatori a una pena di dodici mesi di reclusione, superiore di un terzo a quanto richiesto dal Pubblico Ministero, ma addirittura ha ottenuto, oltre al risarcimento del danno all’interessata, anche un risarcimento in proprio in quanto associazione che tutela i diritti delle persone con disabilità. Inoltre, ha ottenuto, tra i primi in Italia, il riconoscimento che il congedo retribuito di due anni spettante ai genitori di una persona con disabilità sia un diritto riconosciuto anche per un secondo figlio, se questo si trova in condizione di disabilità. Su questi orientamenti poi la giurisprudenza, addirittura della Corte costituzionale, ha ulteriormente allargato questi principi, consentendolo anche ai figli, e a parenti entro il terzo grado, che assistono persone con disabilità.

Come si vede, il libro in appena 116 pagine condensa il frutto di un lavoro molto significativo svolto nella Regione Lombardia dalla LEDHA tramite il Centro Antidiscriminazione, che è diventato ormai un punto valido di riferimento, tanto che dal 2023 annualmente collabora insieme all’Osservatorio giuridico permanente Human Hall sui diritti delle persone con disabilità, coordinato dal Professor Giuseppe Arconzo, alla redazione di un rapporto annuale sulle sentenze che in Italia riguardano le persone con disabilità.

Per tutto ciò mi piace concludere con le stesse parole delle conclusioni degli autori del libro: “Nel lavoro del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, abbiamo visto quotidianamente ogni sorta di discriminazione. Abbiamo assistito a diritti negati non per mancanza di norme, ma per assenza di volontà, di competenze, di sensibilità istituzionale. Proprio per questo, ogni volta che abbiamo intrapreso un’azione – legale, culturale o di mediazione – lo abbiamo fatto per restituire alla persona non solo un diritto, ma anche la dignità che quel diritto rappresenta” (pag. 115).

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