Una festa di compleanno disertata, un tema che ritorna spesso: la mamma di un bambino pugliese di sette anni che sta organizzando una festa si è vista arrivare solo cinque conferme su 22 da parte dei compagni di classe del figlio.
Come riporta La Repubblica, la donna ha scritto un post sui social in quanto crede che non si tratti di un caso: suo figlio, come ha spiegato, è neurodivergente. Secondo lei si tratta di una scelta e i genitori avrebbero deciso di non partecipare alla faccia della tanto sbandierata inclusione.
Ecco il contenuto del post: “Assistere al boicottaggio silenzioso del compleanno di mio figlio genera un disgusto viscerale, un ribrezzo che non merita alcuna diplomazia. Su 22 invitati, solo 5 avranno la decenza di presentarsi. Un fallimento umano e sociale, specchio esatto della miseria morale di certi genitori. Il dettaglio più doloroso, che rende il tutto ancora più squallido, è che mio figlio ci teneva tantissimo a festeggiare con l’intera classe. Per settimane ha contato i giorni, felice all’idea di accogliere tutti i suoi compagni, nessuno escluso, con la purezza che solo un bambino possiede.
Questo accade mentre io, per puro senso civico e rispetto, ho sempre preteso che mio figlio partecipasse alle feste di tutti. Ho taciuto di fronte a visioni della vita sideralmente lontane dalla mia, convinta che l’infanzia meritasse un terreno neutro e pulito. Mi sbagliavo. L’ottusità degli adulti ha infettato anche questo.
Mio figlio è neurodivergente. Evidentemente, la diversità terrorizza chi è privo di spessore intellettivo e di una qualsivoglia igiene morale. La vostra non è distrazione: è discriminazione deliberata, travestita da indifferenza. È la desolante fotografia di una comunità che si riempie la bocca di parole come ‘inclusione’, per poi rifugiarsi nella più bieca e vigliacca superficialità alla prima prova pratica.
Sia chiaro un concetto: la sua festa sarà un trionfo di gioia, splendida e memorabile.L’unico, autentico dolore è la delusione ingiusta che infliggerete a un bambino che desiderava solo la presenza dei suoi compagni. Ma noi camminiamo a testa alta. Fieri di una dignità, di una statura morale e di un’educazione che a voi mancano, e mancheranno, totalmente”, ha concluso.
La donna ha poi risposto ad alcune critiche con un altro post, in cui ha sollevato un altro problema: “La simpatia reciproca tra adulti non è obbligatoria. Ma da pedagogista vi dico una cosa fondamentale: le preferenze o le antipatie personali tra genitori non devono MAI precludere i momenti di socializzazione e di crescita dei bambini.
Anche io posso non condividere i modi di fare, di pensare o di agire di alcuni adulti, ma non mi sognerei mai di vietare a mio figlio di frequentare un compagno per questo motivo. I bambini sono soggetti puri, estranei alle dinamiche degli adulti, e hanno il diritto sacrosanto di stare insieme e fare esperienza.
Questo mio sfogo non riguarda solo me. Il mio vuole essere un invito all’intera comunità a riflettere profondamente. A prescindere da mio figlio, dalla neurodivergenza o dalle situazioni personali, questi comportamenti ed esclusioni fanno solo del male ai bambini. Tutti i bambini.
Prima di parlare o giudicare, vi invito a informarvi bene e a riflettere sul messaggio rivolto a tutta la comunità. Questi valori mi sono stati inculcati sin da quando ero piccolina ed io continueró a battermi per questo.
Desidero evidenziare un ulteriore dettaglio. Come immagine del profilo di WhatsApp è stata selezionata una fotografia che ritrae la totalità dei bambini della sezione, a esclusione unicamente di mio figlio (assente quel giorno per motivi personali). Successivamente a quello scatto, ne è stato realizzato un altro di classe in cui figurano tutti i presenti, lui compreso; eppure nessuno, assolutamente nessuno, ha avvertito l’esigenza di proporre l’aggiornamento dell’immagine affinche l’intero gruppo fosse rappresentato. Come dovrebbe sentirsi una madre dinnanzi a tutto ciò? Dobbiamo davvero continuare a tollerare questo finto perbenismo?”.
I genitori interessati hanno tenuto a replicare con un comunicato stampa. Ecco cosa sostengono: “I genitori interessati dalle vicende mediatiche degli ultimi giorni, intendono smentire nel modo più fermo e assoluto quanto rappresentato pubblicamente in ordine a presunti comportamenti discriminatori posti in essere dai bambini e, indirettamente, dalle rispettive famiglie, nei confronti di un compagno di classe.
Si rappresenta, innanzitutto, che nessun genitore né alcun bambino ha mai assunto comportamenti discriminatori di alcun genere. Al contrario, nel corso dell’intero anno scolastico, i bambini hanno sempre preso parte con entusiasmo alle diverse attività curricolari ed extracurricolari, condividendo momenti di socialità, integrazione e partecipazione, in un clima sereno e inclusivo che ha caratterizzato la vita della classe. In tale contesto sono presenti anche altri bambini con profili di neurodivergenza, perfettamente integrati nel gruppo, con i quali non si è mai registrato alcun episodio, neppure indiretto, di emarginazione o rifiuto.
Con riferimento, poi, alla vicenda della festa di compleanno, occorre precisare che la madre del bambino, autrice del post diffuso anche a mezzo social e ripreso dagli organi di stampa, aveva pubblicato nella chat delle mamme un sondaggio rimasto attivo per pochissime ore, con il quale veniva formulato un invito per la festa fissata a distanza di circa venti giorni.
È evidente che la mancata risposta immediata di alcuni genitori, ovvero il semplice dubbio sulla partecipazione ad un evento ancora lontano nel tempo, non può in alcun modo essere interpretato quale forma di discriminazione del minore. Ancor meno può ritenersi che, a circa venti giorni dalla data dell’evento, l’assenza di adesioni definitive integri un ‘boicottaggio silenzioso’ o una condotta deliberatamente emarginante, come invece è stato pubblicamente affermato.
Si evidenzia, inoltre, che non tutti i genitori erano a conoscenza della condizione di neurodivergenza del bambino, non essendo mai pervenuta alcuna comunicazione formale o informale da parte della scuola.
Pertanto, si respinge integralmente ogni ricostruzione volta ad accreditare l’esistenza di atteggiamenti discriminatori, lesivi della dignità dei bambini e delle famiglie coinvolte, riservandosi ogni opportuna iniziativa a tutela della verità dei fatti e della serenità dei minori.
Nel confermare il rispetto dovuto a tutti i bambini e a tutte le famiglie, si auspica un immediato ritorno a quel clima di equilibrio, collaborazione e serenità che ha contraddistinto l’anno scolastico appena trascorso”.
Qualche anno fa ha fatto discutere e commuovere la storia della bambina di cinque anni di un paese umbro al cui compleanno, organizzato in una sala feste, non si è presentato nessuno dei 35 bambini invitati. Lo sfogo della madre su Facebook è diventato virale.
“Non auguro a nessuno – ha scritto la donna, rivolta alla figlia – di ritrovarsi nella tua stessa situazione, è stato vergognoso ed umiliante. Non hai pianto, sempre col sorriso sulle labbra e l’occhio alla porta…Ho avuto la conferma della piccola grande coraggiosa forte donna che sei”.
“E’ stato uno dei pomeriggi più imbarazzanti della mia vita, in nove anni di attività, non mi era mai capitata una cosa del genere”, queste le parole del proprietario della ludoteca. “Dieci avevano già avvertito che non sarebbero potuti venire – ha detto ancora il titolare – ma tutti gli altri i genitori, la bimba e anche noi li abbiamo attesi invano per buona parte del pomeriggio, mentre la mamma si affannava a telefonare per capire cosa stesse succedendo. Il brutto è stato che nessuno si è degnato di dare una giustificazione, non sono venuti e basta”.
“Non ha mai pianto, soltanto chiedeva alla mamma perché gli amichetti l’avessero lasciata sola. Noi abbiamo provato a distrarla, a fare una festa tutta per lei. Abbiamo messo in funzione lo stesso la macchina del popcorn, abbiamo tirato fuori lo zucchero filato e anche i palloncini. Il caso ha voluto che nella ludoteca non ci fosse neppure un coetaneo di qualche altra festa, lei era la sola della sua età. Ma alla fine siamo riusciti a farle almeno un po’ di compagnia”, ha aggiunto.
“I bimbi, è facile immaginarlo, sarebbero venuti tutti, chi è che a quell’età rinuncia a un pomeriggio di giochi? Ma per arrivare ci vogliono le auto e con quelle possono accompagnarli solo i familiari. Un gran brutto gesto, viene da domandarsi che razza di società è quella in cui si umilia così una bambina”, ha concluso.