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Alunni epilettici, a scuola il 30% delle crisi. Con docenti formati i rischi diminuirebbero

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Circa il 30% delle crisi epilettiche si manifesta in classe. Inoltre, il 40% delle chiamate ai numeri di  emergenza 112 e 118 che partono dalle scuole è proprio per casi di
crisi epilettica. Sono i numeri che hanno spinto la Lega italiana contro l’epilessia (Lice) a partecipare anche quest’anno al progetto di formazione promosso dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Infatti, in occasione della Giornata mondiale dell’epilessia che si tiene ogni secondo lunedì di febbraio, si svolgerà l’incontro tra medici e insegnanti. L’edizione 2019 si svolgerà lunedì 11 febbraio nell’auditorium del Bambino Gesù sede San Paolo.

I due appuntamenti in programma – alle 10.30 e alle 15 – verranno seguiti da
circa 250 persone, tra operatori scolastici e adolescenti.

In quell’occasione, il personale specializzato dell’ospedale istruirà i partecipanti su come gestire gli attacchi epilettici in classe con l’ausilio di video tutorial, esempi pratici, strumenti tecnici e teoria, con particolare attenzione alla corretta e tempestiva modalità di somministrazione dei farmaci durante una crisi.

L’importanza della formazione dei docenti

“Sono state 17 le crisi epilettiche gestite in classe ricorrendo alle corrette manovre di assistenza”, spiega all’agenzia Adnkros l’ospedale pediatrico, che aggiunge: “I dati confermano l’appropriatezza di iniziative ideate per insegnare a gestire le crisi in sicurezza riducendo gli accessi impropri al pronto soccorso. Il 90% delle crisi dura meno di 2 minuti, in alcuni casi possono durare di più e rendere necessaria una assistenza d’urgenza anche con il ricovero in terapia intensiva. In tutte queste situazioni la somministrazione corretta e tempestiva dei farmaci specifici interrompe la crisi, può evitare il ricovero e soprattutto gravi conseguenze per il paziente”.

Finora sono stati educati più di 1000 operatori in varie scuole di Roma e del Lazio: “Dal monitoraggio delle scuole formate nelle tre precedenti edizioni, è emerso che il 46% degli insegnanti ha uno studente con epilessia in classe – evidenziano i dati del Bambino Gesù – il 37% degli istituti ha avuto a che fare con almeno un episodio di crisi epilettica; dopo la formazione è raddoppiato il senso di sicurezza e quindi la  disponibilità a somministrare i farmaci d’urgenza ai bambini/ragazzi in preda alle convulsioni e il 100% delle crisi (17 in totale) è stato gestito in classe dal personale formato che ha messo in atto le corrette manovre di assistenza, evitando, così, ospedalizzazioni inappropriate. Per la gravità della situazione, il ricovero si è reso necessario solo in 2 casi”.

“È scientificamente dimostrato che educare la scuola alla gestione dei bambini e dei ragazzi affetti da epilessia ne favorisce l’inserimento in classe, migliora la loro qualità di vita, con ricadute positive anche sui livelli di ansia dei genitori, e riduce sensibilmente gli  accessi non necessari al pronto soccorso – sottolinea Federico Vigevano, direttore del dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione del Bambino Gesù.

“Ancora oggi purtroppo, questi giovani sono vittime di pregiudizi e limitazioni in vari ambiti della loro vita. E’ per questo che discriminazione ed emarginazione vanno combattute con ogni iniziativa di informazione, formazione e sensibilizzazione possibile”, conclude Vigevano.

Sarebbe auspicabile una formazione per i docenti

Forse, sulla falsariga del progetto promosso dal Bambino Gesù, sarebbe il caso di espandere su tutto il territorio nazionale una formazione del genere, promossa dallo stesso Ministero dell’Istruzione e da quello della Salute.

I protocolli già esistenti su primo soccorso a scuola, compresi quelli relativi alle crisi epilettiche, risultano utili ma non mirati ed efficaci.

Certamente è impensabile chiedere ad un insegnante di sostituirsi ad un medico, ma una conoscenza di base per intervenire potrebbe essere realmente importante.