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24.10.2025

Alunno violento, genitori non mandano i figli a scuola: altro caso. “Non vogliamo allontanarlo ma una figura in più”

Un altro caso simile a quello dei genitori di una scuola primaria del trevigiano che hanno protestato non mandando i loro figli a scuola a causa del comportamento violento di un compagno. Stavolta ci troviamo a Taranto e si può dire che stia succedendo praticamente la stessa cosa.

I bambini non vanno a scuola da una settimana

Come riporta Taranto Today, da giorni un’intera classe terza di una scuola primaria non starebbe frequentando le lezioni per una situazione che, spiegano, “rende impossibile il regolare svolgimento delle attività scolastiche e mette a rischio la serenità di tutti i bambini”.

Al centro della vicenda c’è un alunno con gravi difficoltà comportamentali, la cui gestione, secondo i genitori, richiede un supporto aggiuntivo da parte della scuola. Le famiglie, dopo ripetute segnalazioni e una PEC inviata al dirigente scolastico con la richiesta di un incontro urgente, non avevano ricevuto risposta. Nella lettera, i genitori chiedono “un intervento immediato che garantisca il diritto allo studio di tutti i bambini in un ambiente educativo sicuro, inclusivo e sereno”.

Dopo la diffusione del comunicato, la dirigenza ha convocato per oggi 24 ottobre pomeriggio le rappresentanti di classe.

“Quel bambino lo vogliamo con noi”

La rappresentante di classe racconta che la decisione di sospendere la frequenza è maturata “dopo che un bambino, nei bagni della scuola, è stato spinto ed è caduto battendo la fronte. Episodi simili – spiega – si ripetono da anni, sempre con lo stesso alunno protagonista. Noi non vogliamo allontanare nessuno. Siamo mamme e lo diciamo con il cuore: quel bambino lo vogliamo con noi. Chiediamo solo un aiuto nella gestione, perché la sicurezza e la serenità di tutti siano tutelate”.

“Non esiste una certificazione e non possiamo permetterci di dare etichette mediche. Noi ci basiamo solo sui fatti accaduti”. L’obiettivo, aggiunge, è “avere una figura in più in classe, un insegnante di potenziamento che possa vigilare su tutti e offrire un sostegno concreto, specialmente nei momenti in cui gli episodi si verificano fuori dall’aula, come è avvenuto nei bagni”.

Dallo scorso martedì, tutta la classe è rimasta a casa. “Il nostro non è un atto di discriminazione – conclude – ma una richiesta di aiuto per garantire la sicurezza dei bambini e un’integrazione vera, che tuteli il diritto allo studio di tutti”.

Proprio oggi abbiamo parlato di quanto sta succedendo in una scuola primaria del trevigiano, dove appunto i genitori di alcuni alunni hanno deciso di ritirare a oltranza i figli da scuola per protesta visto il comportamento ingestibile di un singolo bambino.

C’è stato addirittura un sit-in di protesta davanti la scuola. “I nostri figli vivono da mesi in una situazione non più sopportabile”, si legge nella nota diffusa dai genitori su alcuni media tocali tra cui OggiTreviso. “Siamo arrivati a questa decisione dopo un lungo percorso di dialogo con tutte le istituzioni preposte. È un atto di denuncia e di tutela per l’incolumità dei bambini”.

Le famiglie parlano apertamente di episodi di bullismo, anche ai danni di un bambino con fragilità. “Ogni giorno — spiegano — i nostri figli subiscono violenze verbali e psicologiche, in alcuni casi anche fisiche. La serenità, la salute psicologica e la didattica ne risentono in modo grave, nonostante l’impegno costante delle maestre, alle quali riconosciamo la massima dedizione”. Secondo quanto riportato, la situazione andrebbe avanti dallo scorso anno scolastico, nonostante le segnalazioni alle autorità competenti.

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