Home I lettori ci scrivono Appello a Mattarella e al Miur sull’insegnamento della Storia (A037)

Appello a Mattarella e al Miur sull’insegnamento della Storia (A037)

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Gentile presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

spett. le Miur,

Icotea

gli ultimi Governi succedutisi e alternatisi, hanno purtroppo messo in pratica una politica scolastica che ha poco o nulla a che fare con il recupero del principio della valutazione al merito, e per essere onesti fino in fondo hanno solo fatto propaganda a seconda delle convenienze. Ne sappiamo qualcosa noi insegnanti precari delle Gae (Graduatorie ad esaurimento).

Personalmente ho partecipato alla consultazione pubblica e all’analisi dei dibattiti de “La Buona Scuola” – rivelatasi alla fine un’officina di discorsi -, inviando suggerimenti concernenti la disciplina scolastica di Storia nella Scuola secondaria di primo e secondo grado, ma a quanto leggo lo stesso M.I.U.R. continua:

1) non solo a dare conferme su “momentanee sovrapposizioni tra classi di concorso quali A037 e A050/A051” relative all’insegnamento della Storia;

2) ma nel nuovo riordino delle tabelle delle classi concorsuali addirittura non vi è alcun accenno di possibilità per gli insegnanti della A/19 – ex 37/A di insegnare nei bienni degli istituti secondari di secondo grado né in quelli secondari di primo grado (in quest’ultimi trova l’esclusività e conferma la cdc A043, ma non ci è chiaro su quali basi formativo-didattiche?);

3) tra l’altro al biennio delle superiori si continua a persistere sul leviatanico Geostoria (perché, cos’è e chi deve insegnarla? Si riconsegni a queste due materie la loro dignità). La confluenza atipica delle suddette cdc non solo è illegittima dal punto di vista legale, come ci ha enucleato la sentenza emessa dal Tar del Lazio – Sez. III bis, ordinanza nr. 4545/2014 del 25.09.2014, ma risulta incompleta per gli/le alunni/e.

Come ho potuto accennare in più sedi, dal punto di vista contenutistico-disciplinare l’insegnamento della Storia è molto complicato, che di certo non può essere risolto con due o tre esami annoverati nel piano di studi della laurea di turno, o addirittura insegnata da transfughi/e che provengono da lauree “lontane” e/o da gradi di scuole diverse, creando inevitabilmente squilibri didattico–formativi ai danni degli/e alunni/e, e dei suoi docenti più “naturali” (in ciò la cdc 37/A è stata quella più penalizzata in questi ultimi anni).

Per insegnare Storia necessita avere una solida formazione di base, attraverso cui troviamo riscontro solo nei percorsi formativi universitari specifici come il precedente ordinamento del corso di laurea di Storia, con il quale era obbligatorio sostenere più di 15 esami inerenti alla specificità disciplinare, e che nell’insieme e secondo una semplice e ovvia regola diacronica, garantiva e garantisce la “copertura” delle periodizzazioni, o perlomeno assicura la “copertura” del sapere storico nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. A ciò, spett.le Miur, si deve unire e rievocare la ricerca documentale, la metodologia della ricerca storica, l’esegesi dei contesti e così via, che nell’insieme trovano un assoluto riscontro anche nella normativa sull’insegnamento della Storia attraverso il D.M. del 30 gennaio 1998 nr 39 e, le sentenze nrr. 6802/2012 e 6212/2014 (insegnare Storia nel biennio e nel triennio dei Licei).

Ad ogni modo, al di là di queste significative “anomalie” nei confronti dei docenti della 37/A, ai quali il M.I.U.R. deve al più presto trovare la giusta soluzione e non demandare ad altri sulla base di un’autonomia nebulosa (la normativa è chiarissima), sul recupero della Memoria mi rivolgo a lei, gentile capo dello Stato Mattarella, che in diverse occasioni ha marcato l’importanza della ricerca storica. Di certo non le sarà sfuggito la gaffe dalla nuova miss Italia, la quale – non me ne voglia – incarna perfettamente la nuova generazione italiana, che discostatasi di molto dal conoscere fatti ed eventi del passato fa molto fatica a inquadrare qualsiasi periodizzazione, anche quella contemporanea, a iniziare dalle Guerre Mondiali e dalle conseguenze che ne sono derivate.

Ma se tutto ciò avviene quasi con nonchalance, non possiamo additarlo solo ad internet o ai media in generale, è opportuno che le cause andassero cercate anche nel nostro sistema scolastico. Quotidianamente sono impegnato a fare ricerca storica, sono intervenuto e intervengo in qualità di relatore a convegni, seminari e dibattiti concernenti temi storici, dibattuti altresì assieme ad associazioni quali l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), collaboro con istituti fondati sul recupero della storia contemporanea e della Resistenza, e nel mio piccolo, a fatica, riesumo segmenti di Memoria che fluttuano nel dimenticatoio della Storia-obliata, come quelli relativi agli I.M.I. o Internati militari italiani (mi chiedo in quanti istituti scolastici italiani si argomenta su costoro).

L’insieme di tutto ciò, è anche insegnare educazione Civica o Cittadinanza Attiva, è “fare materia”, è coltivare la Memoria, è recuperare e insegnare ciò che dovrebbe essere conosciuto bene non solo dagli studenti e dalle studentesse. Quale miglior modello di Civismo attivo per i nostri giovani, ritrovarsi a studiare un carabiniere-soldato, che piuttosto di collaborare con le forze nazi-fasciste scelse le estreme condizioni di vita nei lager tedeschi, oppure conoscere le azioni quotidiane dei partigiani che combatterono per la libertà di un popolo, rimangono prese di posizione e approcci di conoscenza storica che stridono con il malaffare e con le continue ondate di arresti che coinvolgono puntualmente politici, manager e funzionari, che hanno gestito e corroso parti dello Stato.

Pur tuttavia nel nostro Paese, signor presidente Mattarella, tutto questo impegno non è sufficiente perché corre lungo l’ennesimo paradosso all’italiana, e nel portarle il mio esempio di docente inserito nella GaE che non ha potuto produrre domanda le rammento che:

a) insegnerò sempre meno;

b) non mi verrà dato un centesimo di euro per la formazione;

c) né alcun punteggio per le pubblicazioni scientifiche. Sul piano deontologico pertanto, come si fa a non essere adirati e delusi quando il Governo preconizza la qualità dell’insegnamento e poi attua il potenziamento dell’organico con enfasi e approssimazione, senza alcun criterio di trasparenza e con docenti che non hanno sufficiente consapevolezza della materia che andranno a insegnare, se di “adozione” o meno. Ebbene, lo si affermi chiaramente che si tratta di un’operazione di marketing occupazionale, che ha mandato al macero le promesse sulle competenze e sulle conoscenze formulate dal presidente del Consiglio Renzi e sottolineate dal sottosegretario Faraone. A mio giudizio appare un poderoso e sonoro schiaffo, un vile tradimento per tutti coloro che credono ancora nel valore dell’insegnamento, che faticano smisuratamente nel migliorare non solo se stessi bensì anche i territori in cui vivono.

Se gli insegnanti costituiscono il “colpo di sperone a un cavallo di razza”, il filtro pedagogico di una Nazione, chi ci governa palesa di non avere sufficiente coscienza neppure del nostro stato d’animo. La serietà e la responsabilità di un Governo si misura anche con questo. In quanto al sistema di legittimazione dello Stato, signor Presidente, la nostra è una Repubblica che sta vivendo un processo contaminato, nel corso del quale è emerso una realtà di rapporto con i cittadini che mette a fuoco un’ identità poco “comunitaria”, entro la quale si è più propensi a liquidare i manager statali con milioni di euro che far acquisire i nostri Diritti, che sono poi “l’espressione fondamentale dello Stato”, l’idea stessa di Stato.

Gentile presidente della Repubblica Mattarella e spett. le M.I.U.R., con tutta franchezza non ho più fiducia in questo sistema scolastico che impedisce la mia stabilizzazione all’insegnamento calpestando vigliaccamente la mia professionalità, al contempo non ho più fiducia nel sistema politico Italiano che non è più in grado di svolgere il suo ruolo fondamentale di guida del Paese, continuo ad averne però nei ragazzi e nelle ragazze, che sono ancora in tempo ad ampliare il “campo del Possibile”.