Home I lettori ci scrivono Appello dei 23.000 docenti precari della scuola dell’infanzia

Appello dei 23.000 docenti precari della scuola dell’infanzia

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webaccademia 2020

Gentile ministro Giannini, la mia lettera non sarà polemica, l’astio non porta a nulla, solo con il dialogo si può condividere e arrivare a risultati concreti; infatti la mia idea è, semplicemente, quella di esprimere un appello che riguarda 23.000 docenti precari dell’infanzia rimasti fuori dalle fasi di assunzioni della Buona scuola.
Noi rispetto agli altri colleghi, non abbiamo fatto parte del mega piano di immissioni in ruolo non per nostra scelta, ma perché per la nostra classe di concorso c’è stata solo la fase 0 e la fase A, poiché per la fase B i posti erano pari a 0 e la fase C non si applica alla scuola dell’infanzia.
Ricordiamo che nelle varie tappe che hanno condotto all’approvazione definitiva della legge sulla scuola era stato sempre previsto che per la scuola dell’infanzia non sarebbe stato bandito il concorso, proprio per il fatto che la GaE non sarebbe stata esaurita.
Invece nel max emendamento al Senato, poi diventato legge, questa disposizione è praticamente scomparsa. Ora quello che noi chiediamo è di non bandire il concorso per l’infanzia, per il fatto che il nostro iter per entrare nelle GaE è stato lo stesso dei colleghi delle altre classi di concorso, allora perché riservarci un trattamento diverso? Non possiamo accettare le risposte retoriche del tipo: “chi ha preso un titolo ha diritto di spenderlo”, a queste dichiarazioni replichiamo: “noi abbiamo diritto di entrare di ruolo come tutti gli altri!”
A questo punto visto che l’ipotesi di escludere l’infanzia dal concorso era stata presa in considerazione da parte sua, dagli altri ministri e dal Premier, potrebbe ritornare tranquillamente alla luce.
Che altro dire: io e i 23.000 confidiamo nel suo buon senso e che tenga presente l’accorato appello di noi umili precari che in questi anni hanno cercato di dare il meglio per contribuire al buon andamento della scuola dell’infanzia pubblica del nostro amato Paese.
Con tutto il rispetto.

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