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Area unica sul sostegno, in arrivo con le nuove classi di concorso

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Per l’area unica del sostegno  alle superiori è solo questione di mesi. Dopo l’intendimento positivo trasversale, nei giorni scorsi la Commissione Cultura della Camera ha approvato una risoluzione presentata da uno dei suoi componenti, Caterina Pes (Pd), che impegna il Governo ad unificare in un unico elenco anche gli insegnanti di sostegno della scuola secondaria di secondo grado. Nella proposta si indica anche che il documento normativo più indicato per poter accogliere questa importante novità sarebbe quello che contiene il nuovo regolamento e le modalità riguardanti le nuove classi di concorso.
Nella risoluzione si avanzano tutti i limiti introdotti dall’attuale suddivisione del sostegno in quattro aree ben distinte: scientifica (AD01), umanistica (AD02), tecnica professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04). A tal fine si ricorda che “gli insegnanti di sostegno seguono il medesimo corso di specializzazione, indipendentemente dalla classe disciplinare da cui provengono; agli insegnanti di sostegno viene richiesto, sia dai dirigenti scolastici che dalle famiglie, di affiancare tutti i docenti curricolari e di seguire gli alunni in tutte le materie indipendentemente dalla propria area di appartenenza, in base alle necessità degli alunni”. E che “la suddivisione in aree disciplinari delle attività di sostegno nelle scuole superiori non è stata istituita per legge”, ma solo “in seguito all’errata interpretazione del comma 5 dell’articolo 13 della legge quadro n. 104 del 1992”. Si ricorda, poi, che “spesso un’insegnante di sostegno, nominato dagli uffici scolastici provinciali sulla propria area, quando arriva a scuola si vede assegnare alunni con disabilità che appartengono ad un’area disciplinare diversa dalla propria”.
Alla luce di queste ed altre motivazioni, nella risoluzione si sostiene che “risulta ancor più fuori luogo legare il reclutamento dell’insegnante di sostegno ad una ipotetica e infondata area di intervento sul singolo alunno”. E si sottolinea che “anche le associazioni, specie quelle aderenti alla federazione per il superamento dell’handicap, hanno richiamato da tempo il Ministero alla necessità di abolire tali aree”.
Sulla ricaduta positiva sugli studenti con problemi di apprendimento, derivante da questa sempre più probabile mutazione d’inquadramento del docente di sostegno, si è intanto aperto già un dibattito. Con una parte di addetti ai lavori e diretti interessati che si dicono fortemente contrari. Un’altra parta, invece, non avrebbe nulla da ridire.
La redazione di questa testata giornalistica se ne è resa conto sfogliando le lettere sulla questione giunte negli ultimi giorni. Tra i contrari c’è chi teme che con questa soluzione “il ruolo dell’insegnante di sostegno, già fortemente discriminato ed emarginato nella quotidianità delle scuola, venga ulteriormente declassato a un generico compito di ‘assistenza’ e ‘cura’”. Tra i favorevoli c’è invece chi, “in qualità di vecchio docente di sostegno nella scuola primaria”, dissente “radicalmente” poiché sostiene che “il ruolo del sostegno configura una competenza trasversale fondata non su competenze disciplinari specifiche, ma da una forte expertise nell’area della mediazione didattica e della personalizzazione. Il docente di sostegno – continua il nostro lettore esperto della materia – non può certo essere abilitato in tutte le classi di concorso e quindi tale elemento ha un valore prettamente formale. Al contrario, gli è richiesta una specifica e alta competenza ‘speciale’ che non può che essere frutto di studi specifici e di un continuo aggiornamento nel campo della psicologia dell’educazione e sociale, delle tecnologie didattiche, della didattica speciale”.
Dal dibattito emerge anche una proposta tutt’altro che peregrina: limitare l’insegnamento del sostegno solo a chi ha svolto all’università un determinato percorso formativo. “Più che un’abilitazione inutile in qualche classe di concorso disciplinare, accompagnata da un’infarinatura generale, sarebbe forse utile delimitare l’abilitazione unica al sostegno ai laureati in psicologia e scienze dell’educazione, anche perchè smantellati i vecchi sani corsi biennali ‘polivalenti’ i vari corsi abilitanti paralleli alla laurea sono stati sostanzialmente scorciatoie che non reggevano minimamente il confronto con il vecchio percorso biennale”.
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