Home Generale “Basta con la mascolinizzazione dei nomi”

“Basta con la mascolinizzazione dei nomi”

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“I nomi devono rispettare la differenza di genere ed essere declinati al maschile e al femminile; non possiamo accettare la mascolinizzazione nei ruoli di vertice”. La presidente della Camera Laura Boldrini torna su un argomento che può sembrare “frivolo” ma non lo è perché se esiste il femminile di un sostantivo non si capisce perché lo si debba usare al maschile, come se fosse di esclusivo dominio maschile, appunto.

 

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Le donne “non possono arrendersi”, nemmeno su questo. L’occasione per rilanciare la presa di posizione è il convegno, in corso nell’aula dei gruppi di Montecitorio, intitolato ‘Stati generali al femminile – come cambia il potere grazie alle donne’.

“Non capisco perchè nascondersi dietro il maschile quando si raggiungono posizioni di vertice, il linguaggio denota la struttura di potere, farsi chiamare come se fossi un uomo è arrendersi, vuol dire abdicare a riaffermare con orgoglio un percorso. In questo la Crusca ci viene incontro: tutti i ruoli vanno declinati al femminile, chi non lo fa commette un errore”.

 “Tutti gli atti parlamentari devono avere una declinazione di genere – rilancia la Boldrini -, io non sono signor presidente, e se un deputato mi chiama così allora lui sarà signora deputata. È bello sentirsi dire sindaca, assessora, consigliera, ministra. Non accettiamo la mascolinizzazione nei ruoli di vertici, riconosciamo alle donne quello che è delle donne”.

E infatti appare stranissimo, ed è deplorevole, che una ministra femmina, come la nostra Stefania Giannini, si faccia chiamare “ministro” al maschile, come se la donna non fosse in grado di esercitare questo ufficio che storicamente è stato dell’uomo.