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Benedizione pasquale? Sì, no, forse

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Il comunicato dei docenti e genitori IC 20 – Per una scuola laica

Oggi il consiglio di istituto del IC 20 di Bologna con soli due voti contrari ha concesso l’apertura dei locali scolastici di tutti e tre i plessi (Rolandino, Carducci e Fortuzzi) per benedizione pasquale in orario extrascolastico ad opera dei parroci delle chiese cattoliche del territorio, all’unica condizione che i ragazzi ed i bambini siano accompagnati dai famigliari.

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La scelta capovolge una lunga tradizione di laicità dell’istituto (pubblico). Siamo convinti che tale decisione non rappresenti affatto il comune sentire della maggioranza dei genitori e dei docenti delle nostre scuole.

Riteniamo che alla scuola (pubblica) spetti il compito di favorire il confronto tra gli aspetti culturali delle diverse religioni e non quello di divenire spazi per la celebrazione di riti, di unificare e non dividere in base al credo religioso.

Pensiamo infatti che questa celebrazione rituale non potrà non configurarsi come elemento di forte imbarazzo per quei bambini e bambine e per quelle famiglie che professano altre religioni o che non ne professano. Siamo purtroppo convinti che quest’oggi il principio di laicità della scuola (pubblica) abbia subito un forte colpo. Verificheremo nei prossimi giorni con colleghi, genitori e associazioni disponibili le iniziative da prendere.

 

Il comunicato dei Cobas di Bologna

Ciò che è stato deliberato nel consiglio d’istituto dell’IC 20 ieri sera costituisce un vulnus profondo nei confronti della laicità della scuola pubblica.

Aprire lo spazio scolastico ai sacerdoti cristiano cattolici per effettuare il rito della benedizione pasquale significa considerare la scuola pubblica come un luogo non di scambio di culture e saperi come dovrebbe essere, quanto uno spazio disponibile per pratiche che hanno la loro logica collocazione nei templi religiosi. Nessun docente o bambino cristiano cattolico aveva necessità di celebrare questo rito entro le mura della scuola pubblica. Deliberare come organo della scuola di organizzarlo – pur come attività extrascolastica – significa trasformare la scuola pubblica in un’agenzia della chiesa.

Tra l’altro ciò presupporrebbe l’attribuzuione al rito di un “interesse culturale” coerente con il pof che invece si proclama laico.

Che tutto ciò accada a Bologna ci rattrista e ci indigna. Come Cobas abbiamo sostenuto le ragioni che consigliavano, in nome della laicità e del pluralismo, del rispetto delle diverse fedi religiose e non religiose, di non arrivare ad una tale deprecabile decisione. Adesso che il vulnus è stato approvato, siamo disponibili a sostenere i docenti e i genitori contrari e a fare ogni passo che possa tutelare la laicità della scuola.

 

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