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Bisio: “Scuola per i figli? Per me doveva essere pubblica, mia moglie voleva la steineriana ma poi ha ceduto. Ora sono pentito”

L’attore Claudio Bisio, classe 1957, dal 9 aprile apparirà in televisione in una serie targata Rai “Uno sbirro in Appennino“, in cui interpreta il commissario di Polizia Vasco Benassi. Il 69enne ha rilasciato alcune interviste per lanciare la fiction, e in alcune occasioni ha parlato di scuola.

A Il Corriere della Sera ha raccontato: “Sono un figlio degli Anni 70, da studente facevo le occupazioni del liceo, quindi non ho mai amato le divise, pur nutrendo assoluto rispetto nei riguardi delle forze dell’ordine”.

“Giovani? Devono sviluppare la pazienza”

A La Stampa ha invece parlato dei problemi dei giovani di oggi: “Spesso mi vergogno quando sto con gli amici dei miei figli: loro sono in gamba, hanno le idee chiare, viaggiano, parlano benissimo l’inglese, io invece zero. Da ragazzo ho studiato il francese perché papà sosteneva fosse la lingua del futuro: gli voglio un gran bene, ma non aveva capito proprio niente. Purtroppo oggi ai ragazzi manca una cosa che invece a noi era garantita: le occasioni. Sul cellulare ho una chat con i vecchi compagni di scuola (la mitica quinta D) e tutti hanno trovato il lavoro che cercavano. Oggi invece devi essere caparbio… al buio”.

Secondo lui, però, i ragazzi dovrebbero imparare ad avere “pazienza”. “Capisco che sono preoccupati ma, ragazzi: calma e gesso. Ce la farete”. Bisio è padre di due figli, di 30 e 28 anni. Ecco alcuni aneddoti in merito alla sua esperienza da padre: “Quando erano ragazzi, capitava che i miei figli facessero dei colpi di testa, come saltare la scuola per giocare a tennis, per cui da padre dovevo sgridarli. Lo facevo, ma dentro di me ero fiero di loro: la vita è più importante di un compito in classe”.

Il dilemma dei genitori

Bisio ha poi detto la sua sul dilemma di molti genitori: scuola pubblica o privata? “Per quanto riguarda l’educazione dei figli, mia moglie avrebbe voluto mandarli alle scuole steineriane, dove le elementari durano sette anni e c’è una grande educazione alla libertà. Io però mi opposi, per principio: erano private, tuonavo, mentre la scuola deve essere pubblica. Lei cedette ma, ecco, con il senno di poi devo dire che mi sono pentito. Ho sbagliato”.











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