Si ribalta il paradigma: non più lo studente che chiede aiuto all’Intelligenza Artificiale per avere una mano a scuola, ma è quest’ultima che si adatta agli stili di apprendimento di ogni singolo alunno.
Così, in stretta sintesi, viene presentato su ilfattoquotidiano.it il software che personalizza l’apprendimento e che nasce all’interno di Book in Progress, un progetto che consiste nella creazione di contenuti didattici sostitutivi dei libri di testo realizzati dai docenti e disponibili in formato digitale fruibili su qualsiasi dispositivo.
È l’IIS “Ettore Majorana” di Brindisi, scuola capofila del progetto, a gestire una rete di istituti secondari di primo e secondo grado che partecipano all’iniziativa.
Intervistato dal quotidiano romano, il dirigente scolastico del Majorana di Brindisi sottolinea che il progetto è già attivo da oltre dieci anni ma che a partire dall’anno prossimo 2025/26 evolverà integrando l’intelligenza artificiale e trasformandosi quindi in Book in Progress AI.
Il software – continua il dirigente – si basa su una banca dati realizzata dagli stessi docenti. Per questo non ci sono problemi di fonti o di rispetto della privacy, a differenza dei comuni chatbot. L’idea è quella di offrire una totale personalizzazione della didattica, con l’obiettivo a lungo termine di combattere la dispersione scolastica, in quanto promuove il successo formativo e intercetta i bisogni degli studenti senza mai sostituirsi al docente.
I docenti continueranno perciò ad avere un ruolo centrale, saranno sempre loro a seguire il lavoro e a condurre il processo di valutazione. Supportati, però, dalla piattaforma multimediale, che permette di includere al meglio anche i ragazzi con bisogni educativi speciali o con disturbi specifici dell’apprendimento: i contenuti, creati dagli insegnanti e indicizzati dal sistema, vengono infatti proposti in modo differente a seconda dello studente. Un alunno con uno stile cognitivo visivo – spiega il preside – riceverà materiali diversi rispetto a un ragazzo o una ragazza con uno stile più analitico. Si creano in tal modo percorsi personalizzati, con mappe concettuali e materiale audio-visivo.
Il docente, inoltre, può vedere l’andamento complessivo della classe, e regolare di conseguenza la propria programmazione didattica.
L’intelligenza artificiale può dunque entrare in classe. A condizione che si sappia come utilizzarla. Il progetto è stato presentato a Brindisi nei giorni scorsi e in uno degli eventi è intervenuto anche il professor Pier Cesare Rivoltella, uno tra i più noti pedagogisti italiani, professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’educazione presso l’Università di Bologna. Rivoltella, nel 2025, ha curato insieme all’associazione italiana dirigenti autonomi e liberi, proprio una sperimentazione sull’integrazione delle IA nella didattica. L’idea è che ci sia bisogno di una presa di responsabilità da parte del mondo dell’istruzione. Del resto, l’81% degli studenti, secondo l’ultimo report GoStudent, già usa l’IA, ma solo il 28 impara a farlo a scuola. E solo un docente della scuola pubblica su 4 viene formato per insegnarne un utilizzo corretto e responsabile.
Qualche anno fa, a un convegno organizzato dalla Fondazione Golinelli con il Ministero dell’Istruzione, Pier Cesare Rivoltella, a chi gli chiedeva in che modo la scuola saprà affrontare le sfide della contemporaneità, rispose che l’unico modo era immaginare il futuro con speranza: per fare ciò, l’insegnante deve comprendere l’importanza nella didattica dell’innovazione e dell’uso di strumenti, tecnologie e metodologie nuove, per interpretare la contemporaneità e fornire gli strumenti per entrarci da protagonisti. Dal punto di vista della formazione, ma preferisco parlare di sviluppo professionale, dobbiamo riportare il sapere scolastico a una visione che combini la teoria alla pratica, ma anche riqualificare lo status dell’insegnante come professionista e intellettuale autorevole.