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Aggiornato il 20.12.2025
alle 15:12

Buono scuole paritarie, il sì del Senato piace ai genitori del Moige (intervento storico), Suor Monia Alfieri (aria fresca), Articolo 26 (misura giustizia sociale)

Raggruppamenti di genitori e alcune associazioni accolgono positivamente il bonus fino a 1.500 euro che lo Stato assegnerà nel 2026 alle famiglie, con Isee entro i 30mila euro, che intendono iscrivere i figli ad una scuola media o del biennio iniziale delle superiori, in entrambi i casi di tipo paritario.

Secondo Antonio Affinita, direttore generale del Moige, “pur nella sua limitatezza finanziaria, questa misura rappresenta un intervento storico per porre fine a una discriminazione che persiste da oltre 25 anni nel nostro sistema scolastico”.

“Non si tratta – aggiunge Affinita – di contrapporre scuole statali e paritarie, ma di garantire a tutti i genitori, indipendentemente dal reddito, la libertà di scelta educativa che la Costituzione riconosce come diritto primario”.

“Per troppo tempo – prosegue il direttore – questa libertà è stata un privilegio riservato a chi poteva permetterselo economicamente”. Il Moige auspica che questo primo intervento possa aprire la strada a politiche più strutturali e adeguatamente finanziate, che rendano effettivo il pluralismo educativo e la parità di opportunità per tutte le famiglie italiane.

Anche suor Anna Monia Alfieri, membro dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (Usmi), parla di “enorme passo in avanti verso la piena garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa, un diritto inserito nella nostra Costituzione”

“Ringrazio il Governo, nella persona della presidente del Consiglio, on. Giorgia Meloni, e del ministro Valditara, unitamente a chi ha presentato l’emendamento all’approvazione del Parlamento, ossia gli on. Lotito, Gelmini, Lupi“, fa sapere la rappresentante dell’Usmi.    

“Assai importante – sottolinea – è che l’emendamento, proprio perché è la famiglia la prima responsabile dell’educazione della prole, preveda che il buono scuola sia assegnato direttamente alle famiglie, da parte dello Stato, attraverso il Ministero dell’Istruzione”.

Si tratta, aggiunge, “di una misura che, attraverso il legittimo aiuto dato alle famiglie, darà una ventata di aria fresca a quelle scuole paritarie che a fatica continuano ad erogare il proprio servizio, spesso in territori economicamente e socialmente fragili”.

Anche secondo Carlo Stacchiola, presidente di Articolo 26, sostiene che “il voto di oggi è un passo avanti decisivo verso l’attuazione reale degli articoli 30, 33 e 34 della Costituzione. Il Buono Scuola non è un privilegio, né un favore alle scuole paritarie: è una misura di giustizia sociale che permette alle famiglie con redditi più bassi di esercitare un diritto che finora era nei fatti riservato solo a chi poteva permetterselo.

“Le scuole paritarie – continua Stacchiola – sono scuole pubbliche. Negarlo significa ignorare la legge 62/2000 e alimentare un dibattito ideologico che danneggia proprio i più fragili: i bambini e le famiglie che non possono permettersi di scegliere”.

Articolo 26 ricorda che il sistema paritario consente allo Stato un risparmio notevole, tanto che senza il contributo delle scuole paritarie, l’intero sistema pubblico collasserebbe sotto il peso dei costi e dell’insufficienza strutturale dell’offerta. Il Buono Scuola, dice l’associazione, non sottrae risorse alla scuola statale, non crea disparità, non favorisce i più benestanti, ma al contrario permette ai redditi medio-bassi di accedere a un servizio pubblico riconosciuto dalla legge.

Guarda al futuro Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, la Federazione delle scuole cattoliche: la misura del “buono scuola” per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie, dice in una dichiarazione riportata online da Avvenire, è un “segnale” e un “piccolo passo in avanti”.

Per la presidente Kaladich, però, “ancora non basta. La vera parità si costruisce con interventi strutturali, perché la libertà educativa non resti uno slogan, ma diventi un diritto reale per tutti”.

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