L’età media dei docenti italiani è alta: ma si può insegnare fino a sessant’anni e più facendo svolgendo sempre le stesse mansioni senza possibilità di carriera? Questa è la domanda abbiamo posto in un recente sondaggio sul burnout, condizione che interessa i docenti, comunque, anche a inizio carriera.
Secondo 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio online, tutti i docenti, anche quelli della secondaria, dovrebbero avere la possibilità di usufruire della cosiddetta Ape Sociale e andare in pensione qualche anno prima rispetto ad altre persone che svolgono altre professioni.
Secondo gli insegnanti il loro mestiere non è compatibile con una età avanzata e va inserito nella lista dei lavori più gravosi.
Lo scorso ottobre ha avuto luogo la presentazione dei risultati italiani dell’indagine internazionale OCSE TALIS (Teaching And Learning International Survey) 2024. Tra i dati illustrati c’è anche molto che ha a che fare con l’età dei docenti, il loro grado di soddisfazione in cattedra e il carico di lavoro.
Il corpo docente italiano mostra un profilo anagrafico maturo: l’età media degli insegnanti è di 48 anni, superiore alla media OCSE (45 anni). Inoltre, il 49% dei docenti ha 50 anni o più (rispetto al 37% della media OCSE), e solo il 3% ha meno di 30 anni, una percentuale inferiore rispetto alla media OCSE (10%).
Per quanto riguarda il genere, il 77% degli insegnanti sono donne, percentuale maggiore rispetto alla media OCSE (70%).
Le fonti di stress più comuni riportate dai docenti della scuola secondaria di primo grado in Italia sono legate principalmente a carichi burocratici e relazionali:
Nonostante le pressioni riportate, il senso di appagamento professionale rimane estremamente elevato. Il 96% degli insegnanti italiani si dichiara, tutto sommato, soddisfatto del proprio lavoro, un dato superiore alla media OCSE dell’89% e che è rimasto stabile rispetto al 2018. Inoltre, solo il 6% degli insegnanti sotto i 30 anni intende lasciare la professione entro i prossimi cinque anni, una quota significativamente più bassa rispetto al 20% della media OCSE