I docenti soffrono di stress cronico: quasi sette insegnanti su dieci (il 68%) nel corso della propria carriera dichiarano di avere vissuto qualche esperienza di burnout, derivante dal lavoro, fatto non solo di lezioni e gestione dei compiti, ma anche scadenze, pressioni da parte dei genitori, alunni scalmanati, burocrazia soffocante, connessione h24. L’alta percentuale non sembra essere relativo solo agli insegnanti con più esperienza: è significativo che anche il 68% dei docenti che hanno meno di 14 anni di anzianità di servizio ritiene di ritrovarsi in burnout. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio della ‘Tecnica della Scuola‘ a cui hanno partecipato 2.188 insegnanti.
In un momento in cui vari fatti di cronaca hanno fatto nuovamente discutere in merito a fantomatici test psico-attudinali per i docenti, la categoria sembra praticamente annaspare in un mare di stress, di cui ci si ammala eccome.
La rilevazione on line ha coinvolto in modo diretto 2.188 persone: hanno partecipato 339 docenti che hanno fino a 14 anni di carriera alle spalle, 766 che insegnano dai 15 ai 27 anni e 1.083 che sono in cattedra da almeno 28.

Molto indicativi risultano i dati sul burnout, vera e propria piaga dell’insegnamento, ormai. A prescindere dagli anni di carriera la maggior parte dei docenti è andata in burnout a causa del lavoro: ad affermarlo sono stati 235 insegnanti fino a 14 anni di carriera (il 69,32%), 526 dai 15 ai 27 anni di carriera (il 68,67%) e 741 con almeno 28 anni di carriera alle spalle (il 68,42%).

Ai partecipanti al sondaggio è stato chiesto di quantificare lo stress al lavoro, tra “per niente stressante”, “un po’ stressante”, “nè stressante nè tranquillo”, “molto stressante” e “troppo stressante”: i risultati sono, prevedibilmente, problematici.
Quello che emerge dalla rilevazione nazionale è che la maggior parte degli insegnanti pensa che il lavoro sia “molto stressante”: a dirlo sono stati 153 docenti che hanno meno di 14 anni di servizio (il 45,13%), 374 docenti tra 15 e 27 anni di servizio (il 48,83%), 374 docenti che hanno accumulato da 28 anni di servizio in poi (il 34,53%).

La via d’uscita sembra essere, per molti, solo la pensione: ma, al momento, solo chi svolge un lavoro “logorante” può cercare di smettere di lavorare in anticipo, usufruendo della cosiddetta Ape Sociale, che di recente è stata estesa al 31 dicembre 2026.
Con l’Ape Sociale, con 63 anni e 5 mesi di età e 36 di contributi, è infatti possibile andare in pensione in anticipo, con una piccola decurtazione fino ai 67 anni, per i lavoratori della scuola che svolgono una professione inserita nella lista dei lavori più faticosi: ad avvalersi di questa facoltà, ad oggi, sono però solo i docenti di scuola primaria e pre-primaria (codice Istat 2.6.4).
Ma anche i docenti della secondaria di primo e secondo grado dovrebbero essere inseriti in questa lista? La risposta della categoria è chiara: lo dichiarano 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio on line.

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Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 30 aprile al 4 maggio 2026. Hanno partecipato 2.188 lettori. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.