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31.07.2025

Burnout, malattia professionale dei docenti; ne soffrono in tanti, è urgente un provvedimento di legge

Quello del burnout degli insegnanti è un problema grave, tanto che di recente se ne è parlato anche in una sede istituzionale come la Camera dei deputati.
Le ripercussioni del burnout sono devastanti, minando la salute fisica e mentale dei professionisti e compromettendo la qualità dell’istruzione e il futuro delle nuove generazioni.
Il quadro dalle ricerche recenti è allarmante.
Dati dell’Osservatorio sul Benessere dei Docenti dell’Università di Milano-Bicocca (2022) rivelano che quasi il 50% degli insegnanti è a rischio burnout, con un 20% che soffre di “presenteismo”.
Il 48% presenta livelli critici in almeno un indicatore di burnout, e il 4,6% è a forte rischio su tutti e tre gli indicatori principali.
Solo un insegnante su quattro ha ammesso di non aver mai lavorato quando avrebbe dovuto rimanere a casa per motivi di salute.
Studi più recenti del 2024 confermano che il 67% degli intervistati soffre di burnout. Più della metà avverte un basso senso di efficacia professionale, e oltre il 30% ha dichiarato difficoltà a terminare il lavoro, riduzione delle ore di sonno e persino assunzione di sostanze come sigarette, alcol o caffè, a causa dello stress.
Il burnout, definito come un insieme di sintomi da stress cronico e persistente legato al lavoro, incide profondamente sulla salute mentale e fisica degli insegnanti, causando difficoltà di concentrazione, ansia e depressione, e compromettendo la qualità dell’insegnamento.
I fattori che contribuiscono a questa spirale logorante sono molteplici e complessi, intrecciando dimensioni individuali e sistemiche.
Da un lato, si osservano caratteristiche personali dei docenti, come un’eccessiva dedizione al lavoro che porta a trascurare la vita privata, problemi di equilibrio tra vita lavorativa e personale, una scarsa tolleranza allo stress e una ridotta capacità di essere resilienti di fronte alle pressioni.
Dall’altro lato, il problema affonda le radici in profonde problematiche strutturali del sistema scolastico. Tra queste spiccano le “classi pollaio”, che rendono difficile una didattica personalizzata ed efficace, la presenza di attrezzature obsolete e carenti, e un’eccessiva mole di incombenze burocratiche che sottraggono tempo prezioso all’attività didattica.
Si aggiungono le difficoltà ad aggiornarsi e a conoscere nuove metodologie, le scarse possibilità di carriera, stipendi spesso bassi e la precarietà lavorativa. A questo quadro si somma un carico di lavoro frequentemente eccessivo, la costante gestione di comportamenti difficili e problemi disciplinari in classe, e le aspettative elevate, talvolta irrealistiche, da parte delle istituzioni scolastiche, dei genitori e della società.

Gli insegnanti si trovano così ad affrontare un “sovraccarico di lavoro” che è il segnale più evidente di una discordanza tra la persona e il contesto professionale. Si sentono spesso isolati nelle loro classi, privi di un adeguato supporto o di una reale collaborazione con i colleghi, il che aggrava ulteriormente il senso di stress e burnout. Non ultimo, emerge un profondo senso di frustrazione e svalutazione: una vasta maggioranza, il 90% dei docenti, ritiene di essere sottopagato, di non avere un adeguato riconoscimento dalla società e, in molti casi, persino dalla propria famiglia.

Molti lamentano anche di non sentirsi sufficientemente apprezzati dal proprio dirigente scolastico, con richieste di aiuto che riguardano spesso il conflitto con i dirigenti stessi, accusati di lasciare i docenti soli nella gestione di casi difficili o di fronte a genitori o studenti violenti. Nonostante la gravità, il burnout non è ancora ufficialmente riconosciuto come malattia professionale in Italia. L’OMS lo ha classificato come “sindrome” legata a fenomeni occupazionali, fornendo direttive per la diagnosi, escludendo altri disturbi simili.
Attualmente, i docenti possono assentarsi per ansia o depressione, ma per una diagnosi specifica di burnout devono sottoporsi ad accertamento medico presso il Comitato Medico di Verifica (CMV) regionale. L’INAIL ha chiarito che il burnout può comportare disfunzioni fisiche, psicologiche e sociali, riferendosi all’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, che sottolinea l’obbligo per le aziende di valutare e gestire tale rischio. Tuttavia, nelle scuole, queste problematiche sono spesso ignorate, limitandosi alla compilazione di moduli senza dati ministeriali certi sulla prevenzione.
Un provvedimento di legge che definisca con precisione il fenomeno e che ne indichi anche le possibili soluzioni rappresenterebbe un passo fondamentale e urgente per affrontare concretamente questa problematica che minaccia il sistema educativo. Sarebbe ora che la politica garantisca agli insegnanti il supporto, la tutela e il riconoscimento che meritano, per la loro salute e dignità, per la qualità dell’istruzione e per il futuro dei nostri figli. È tempo di passare dalla semplice rilevazione del problema a un’azione legislativa concreta, decisa e lungimirante, che ponga le basi per un ambiente lavorativo più sano, equo e sostenibile per tutti i docenti italiani.

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