Anche al segretario della Flc-Cgil Francesco Sinopoli abbiamo posto alcune domande sul problema del calo demografico e delle sue conseguenze sul sistema scolastico. Ecco le domande e le risposte.
La Fondazione Agnelli ha riportato l’attenzione sul problema del calo demografico e delle conseguenze sul nostro sistema scolastico. Lei pensa che sia davvero un problema importante?
Si, lo è. Siamo stati la prima organizzazione sindacale a lanciare l’allarme, sostenendo come la perdita degli alunni sia una perdita per tutto il Paese e non solo per quelle regioni che sono più direttamente coinvolte dal calo demografico. Paghiamo anni di politiche sociali sbagliate, di tagli al welfare, di disinvestimenti nel lavoro, nell’istruzione e nell’occupazione femminile. In questo quadro la politica dei bonus è stata una scelta fallimentare, una colpevole dispersione di risorse pubbliche. Le statistiche parlano chiaro: il nostro è un Paese bloccato che da anni non riesce più a guardare al futuro e investire su se stesso.
La sensazione è che in questi anni le organizzazioni sindacali si siano preoccupate poco di questo tema. E così ?
Al contrario, da tempo denunciamo il permanere di squilibri strutturali e di un ritardo della politica nell’individuare le misure strutturali necessarie a superare questi divari. Occorre agire secondo quanto prevede la nostra Costituzione all’art 119: laddove si manifestino condizioni tali da far emergere una fruizione dei diritti civili e sociali attenuata e inferiore alla media del Paese, lì occorre operare, per porre riparo, con interventi adeguati e anche sostitutivi dello Stato, alle diseguaglianze esistenti fra le varie zone del Paese. E’ il caso di molte zone del Sud del Paese. Se è vero, come dimostrano molti studi, che in Italia l’ascensore sociale è bloccato, allora è altrettanto vero che contro le diseguaglianze di partenza si può fare molto purchè si riconosca il problema per tempo.
Lasciando da parte l’ovvia proposta di diminuire il numero di alunni per classe, come andrebbe affrontata la questione secondo voi?
Se si vuole praticare- e non solo predicare – una didattica personalizzata/individualizzata che sia centrata non sulla trasmissione, ma sul dialogo e sull’attività, sulla ricerca e sul lavoro in team, allora la riduzione degli alunni per classe non appare più come una proposta scontata ma come un cardine sul quale far girare la porta della qualità della scuola. Anche se è una misura che da sola non basta. Bisogna invece agire su una molteplicità di interventi.
Ne indichiamo alcuni:
Con un vistoso calo demografico come quello che si preannuncia nei prossimi anni, ha ancora senso chiedere un incremento generalizzato degli organici ?
Ampliamento e stabilizzazione degli organici docenti e Ata sono un punto centrale della nostra proposta, ma si tratta di interventi mirati e non di richieste a pioggia. La scuola non ha bisogno di riforme epocali ma di investimenti costanti nel tempo, di personale stabile, formato, motivato. La stabilità è uno dei punti di forza di una scuola: questo vale soprattutto per la docenza, perché la continuità didattica è di per sé produttrice di risultati positivi, ma vale anche per gli aspetti che riguardano la direzione e l’amministrazione. La nostra insistenza sulla stabilizzazione del personale e sull’indizione con cadenza regolare dei concorsi non è, come talvolta ci accusano, una nostra mania di volere più personale ma una delle condizioni essenziali per una buona funzionalità del sistema scolastico. Per questo il 21 e il 22 marzo scorso, in occasione dell’Assemblea Nazionale dal titolo “La scuola che verrà” che si è tenuta a Roma, abbiamo avanzato una serie di proposte per un’idea nuova di scuola, la scuola che forma e educa secondo i principi ordinatori scritti nella Costituzione. È chiaro che esse hanno un costo: 20 miliardi di euro in un sessennio, ma si tratta di denaro ben speso e il rendimento per lo Stato e per i singoli è assicurato.
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