I contributi privati nella scuola pubblica? Non sono da disdegnare, piuttosto chi pensa di rifiutarli sarebbe un irresponsabile. A dirlo è stato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, a margine di un evento sulla riqualificazione della scuola del Parco Nord a Cinisello Balsamo, vicino Milano.
Commentando il contributo dei privati nella riqualificazione dell’edilizia scolastica, il titolare del dicastero bianco ha detto che “se il privato dà un contributo perché no, credo sia positivo”.
Quindi, il Ministro ha rafforzato il concetto: “Solo una persona irresponsabile potrebbe dire ‘il privato ci mette le risorse e io le rifiuto’”, ha sottolineato Valditara.
Il concetto espresso dal titolare del Mim è chiaro: “se si possono risparmiare risorse dei cittadini italiani e destinarle ad altre finalità, ben vengano i privati che rafforzano l’azione. All’estero si fa ovunque, pensate che l’investimento privato per la scuola nei Paesi Ocse è il 2%, in Italia è 0,5% e questo dice tutto”, ha concluso Valditara.
Le somme che giungono dai privati nella scuola, in generale sono regolate dal decreto legislativo 297/1994, ma più di recente in modo più preciso con il decreto interministeriale 129/18, che impone l’obbligo di trasparenza e tracciabilità nella loro gestione.
Inoltre, i contributi privati nella scuola possono essere adottatati attraverso donazioni prodotte da aziende o industrie, enti locali, associazioni, oltre che dalle famiglie degli alunni.
Il loro utilizzo deve avere sempre l’avallo del Consiglio di Istituto, oltre che essere in linea con la mission dell’istituto scolastico, quindi aderente al Ptof triennale: qualora non siano rispettati tali “paletti”, i contributi prodotti da privati non possono essere recepiti dell’istituzione scolastica.