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09.12.2025

Carenza docenti, in alcuni Paesi si valuta la settimana corta. Ecco cosa cambierebbe per insegnanti e alunni

La difficile abilitazione, divenuta sempre più tortuosa ed articolata, ed il complesso arruolamento definitivo del personale docente interessano tutti i Paesi Europei. Il varare riforme che rendono difficoltoso avvicinarsi alla professione docente e, di fatto, fanno calare l’interesse collettivo nei confronti della stessa, si esprime nelle note classi scoperte, o “cattedre”. In Portogallo ed in alcune aree della Francia il 75% delle scuole, ancora a dicembre, si sta confrontando con una gravissima penuria di docenti, che mette a rischio non solo il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento minimi necessari previsti da OCSE ed UNESCO, ma di fatto ammette lo sgretolamento del diritto allo studio, ritenuto di primaria importanza da tutte le carte costituzionali europee. Alcune realtà, date le carenze oramai registrate, stanno ipotizzando di ridurre la settimana scolastica a soli quattro giorni, seguendo l’esempio di numerose multinazionali e grandi imprese del Nord Europa. Tuttavia, porre sul medesimo piano lavoro ed educazione è abbastanza fuorviante: da una parte si provvede al rispettivo sostentamento e carriera, dall’altra l’individuo si costituisce, si crea, si informa e diviene adulto. L’iniziativa, lanciata nel Regno Unito, favorirebbe anche la salute psicofisica dei docenti, sostengono dirigenti scolastici ed autorità locali. In Italia ciò non sarebbe possibile, in quanto la settimana scolastica si sviluppa su 5 giorni. Ma nel Regno Unito?

L’iniziativa dei think tanks: il quinto giorno per lavoro sommerso

La 4 Day Week Foundation ritiene che una settimana lavorativa più breve potrebbe alleviare le pressioni sul sistema scolastico se sperimentata in modo simile alle proposte scozzesi di una settimana di quattro giorni, con un quinto giorno flessibile che consenta di dedicare tempo alla correzione dei compiti e alla preparazione delle lezioni (noto come “lavoro sommerso”). Ciò significa che il lavoro che gli insegnanti sono attualmente costretti a svolgere nei fine settimana e la sera verrebbe integrato nella settimana lavorativa invece di essere considerato straordinario non retribuito. La fondazione non propone di mandare gli alunni a casa per un giorno intero in più, il che dovrebbe placare le preoccupazioni dei genitori di dover pagare per l’assistenza all’infanzia. L’argomento dovrebbe essere convincente per un governo che si è impegnato ad assumere 6.500 nuovi insegnanti per affrontare la crisi in corso, ma senza alcun piano chiaro su come provvedere in tempi brevi. Le preoccupazioni dei dirigenti scolastici sono comprensibili. Molti sostengono di avere a malapena i fondi per soddisfare le esigenze attuali, figuriamoci per introdurre nuovi modelli di lavoro, e avvertono che organizzare una copertura didattica affidabile e di alta qualità per il personale potrebbe essere troppo oneroso. Il passaggio a settimane più brevi comporterebbe inevitabilmente anche una revisione degli orari scolastici. I Ministri sostengono pienamente il lavoro flessibile nell’insegnamento, ma i progressi sono stati troppo lenti negli ultimi anni. Le scuole che hanno sperimentato nuovi modelli di lavoro stanno già valutando i risultati traendo costi e benefici.

Risultati controversi?

La catena di accademie Dixons ha introdotto lo scorso anno una settimana lavorativa di nove giorni ogni due settimane e ha aumentato la fidelizzazione del personale del 43%. L’Education Endowment Foundation ha scoperto che gli insegnanti apprezzano il tempo “definito” per la correzione dei compiti, classi più piccole e assistenza sanitaria di base tanto quanto un aumento salariale del 10%. Con le scuole che spendono ogni anno 1,25 miliardi di sterline per l’insegnamento sostitutivo, ovvero per i supplenti dei docenti ordinari, per lo più ad agenzie che spesso pagano agli insegnanti circa la metà di quanto fatturano alle scuole, ridurre il burnout consentirebbe di risparmiare fondi e personale. Alcuni temono, tuttavia, che una settimana più breve possa danneggiare i risultati scolastici. Nonostante ciò, una ricerca condotta dal think tank Autonomy su un numero specifico di scuole che hanno introdotto questa misura sembra suggerire il contrario. Il Community Schools Trust di Forest Gate, nella zona est di Londra, che nel 2022 ha optato per una settimana di quattro giorni e mezzo, ha registrato un miglioramento dei risultati l’anno successivo e sostiene che anche il personale sia molto più soddisfatto. Gli insegnanti in Inghilterra lavorano alcune delle ore più lunghe di tutti i paesi dell’OCSE, con una media di 51 ore settimanali. Non c’è difatti da stupirsi che molti fuggano all’estero in cerca di condizioni di lavoro migliori. Il governo ha cercato, senza riuscirci, di attirare talenti dall’estero con bonus di trasferimento di 10.000 sterline. 

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