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Aggiornato il 17.11.2025
alle 17:52

Settimana corta, la ds vuole stabilirla ma i genitori no. Lei si difende: “Il sabato assenze fino al 40%, pensavo fosse meglio”

Caos in un liceo artistico di Bologna: la dirigente scolastica ha deciso di introdurre la settimana corta. Ma una parte dei genitori promette di andare alle vie legali. Lo riporta Il Corriere della Sera. Il collegio docenti si è espresso positivamente, ma poi ha arretrato viste le lamentele della comunità scolastica.

Le ragioni dei genitori

In una lunga lettera al dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Panzardi un gruppo di famiglie ha presentato reclamo formale sull’iter di approvazione della settimana corta. “La proposta — scrivono — risulta priva di accurate analisi di fattibilità”, soprattutto per i trasporti, considerando che “la metà degli studenti è pendolare e proviene da tutta la provincia”.

Non solo: “Il rientro tardivo — dicono i genitori — ridurrebbe drasticamente il tempo da dedicare alle attività di studio e consolidamento e costringerebbe numerosi studenti, in particolare i pendolari, a consumare il pasto principale della giornata in orari molto avanzati”.

La difesa della dirigente scolastica

La preside, mossa dalla convinzione iniziale che “il sabato e la domenica a casa per le famiglie fosse meglio”, ha aggiunto: “Il sabato abbiamo spesso picchi di assenti che arrivano al 40% e i genitori non contano che circa il 50% dei ragazzi già oggi, proprio per i trasporti, ha l’autorizzazione per l’ingresso posticipato e l’uscita anticipata, vuol dire 40 minuti di lezioni in meno al giorno che sono 60 ore in meno all’anno. Perché questa preoccupazione, su un’abitudine che va avanti da anni, non l’hanno mai avuta?”.

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