Possiamo dirlo: il bonus della Carta del docente dell’anno in corso è diventato un caso. Perchè la Legge n. 164 del 30 ottobre scorso, che ha convertito il decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025, aveva previsto che un decreto ad hoc, “adottato entro il 30 gennaio di ogni anno” e “sulla base del numero dei docenti” a cui indirizzare la somma, avrebbe dovuto esprimere, nero su bianco, le nuove modalità di assegnazione dei fondi. Come quella della fruizione della Carta anche per utilizzare i trasporti. Ma anche quella, tutt’altro che gradita, della probabile riduzione dell’importo, per via dell’allargamento della fruizione della Carta al personale assunto a tempo determinato con contratti fino al 31 agosto o al 30 giugno: dall’anno scolastico in corso, con il D.L. n. 45/2025 l’importo annuale della carta è infatti diventato “variabile”, sulla base del numero dei docenti richiedenti e delle risorse stanziate nella misura massima di 500 euro annui. Riduzione a parte, però, rimane il fatto che lo stesso dicastero bianco ha annunciato, attraverso il portale creato ad hoc per l’assegnazione della Carta del docente, che “i voucher per l’anno scolastico 2025/2026 saranno disponibili a partire dal mese di gennaio 2026”.
Il tempo di attesa per l’accreditamento delle somme, nel frattempo, è scaduto. Come pure quello della pubblicazione del decreto che avrebbe dovuto dettare le nuove modalità di riconoscimento del bonus annuale. E dal ministero dell’Istruzione si continua a non battere ciglio. Tanto che la mancanza di spiegazioni da parte dell’amministrazione per molti è reputata intollerabile.
Il problema è che al termine dell’anno scolastico mancano ormai solo quattro mesi, mentre cinque sono già alle spalle. La domanda che tanti insegnanti ci pongono è quindi pressoché scontata: perché dal Ministero ci costringono ad utilizzare i fondi per l’aggiornamento dell’anno in corso in un range di tempo così ristretto e che a breve sarà per forza di cose dedicato ad attività didattiche prioritarie, come la preparazione e lo svolgimento delle prove parallele e Invalsi, la didattica mirata a completare le programmazioni, le verifiche e le valutazioni di fine anno?
Dal ministero dell’Istruzione potrebbero ribattere che le somme possono in realtà essere utilizzate anche in estate e nell’anno successivo.
Rimane il fatto che tanti insegnanti hanno perso la pazienza, per usare un eufemismo: c’è chi sperava di utilizzare il finanziamento annuale, probabilmente quest’anno più vicino ai 400 euro che ai 500 euro tradizionali, per abbonarsi alla stagione teatrale o cinematografia 2025/26, avviate lo scorso mese di autunno e non certo alla fine dell’attuale inverno.
C’è chi, invece, sperava di utilizzare la somma per pagare almeno una parte dei corsi abilitanti o di specializzazione.
Altri, infine, auspicavano di svolgere attività formative utili alla didattica, accreditate dallo stesso Ministero, da svolgere in presenza oppure on line.
Insomma, il dicastero dell’Istruzione farebbe bene a dare qualche spiegazione, anche perché, in certi casi chiarezza e trasparenza valgono più del silenzio. Che nel frattempo è diventato assordante.