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16.03.2026

Carta Docente ridotta, meno italiano ai tecnici, 4+2. Galiano: “A scuola si continua a togliere senza aggiungere”

Il docente e scrittore Enrico Galiano ha fatto una riflessione, su Il Libraio, sullo stato dell’arte della scuola, con un occhio pieno di disincanto. Il professore crede che la scuola sia sempre più messa di lato. Ecco cosa ha scritto.

“All’inizio neanche te ne accorgi. Un’oretta in meno qui, due materie accorpate là, qualche euro che fa puf!, e sparisce in silenzio.

Mica lo fanno tipo amputazione improvvisa. È più un lavoro di cesello.

Dai, togliamo un’ora di italiano nelle quinte degli istituti tecnici perché, ehi, bisogna preparare i ragazzi al mondo del lavoro: e si sa che nel mondo del lavoro non ti serve a niente saperti esprimere o comprendere un testo.

Dai, alleggeriamo un po’ la commissione della maturità: via due commissari su sei, che ingombrano.

E la carta docente? Non vorremmo mica dargliela intera no? Via 117 euro, peraltro a una categoria che già di suo ha gli stipendi fra i più bassi d’Europa.

E poi la grande idea: cinque anni di superiori sono un po’ troppe, cominciamo a toglierne uno ad alcuni tecnici, che qui non abbiamo tempo da perdere dietro ai libri!

Il tutto, ovviamente, presentato come un’innovazione scintillante, quando se vai a vedere bene non è altro che la cara vecchia logica del far stare la stessa roba dentro una valigia più piccola. Un po’ come quando in ufficio un collega se ne va e, invece di sostituirlo con un altro, poi gli altri devono fare anche il suo lavoro.

Risultato: stessi programmi, meno tempo, più fretta. E neuroni dei ragazzi meno affaticati, sia mai che escano dalla maturità come esseri troppo pensanti.

Nel frattempo la scuola si riempie di attività collaterali. Orientamenti, percorsi, moduli, progetti, PCTO, PTOF e altre sigle che sembrano la password di un Wi-Fi.

Tutte cose che sulla carta fanno molto futuro, ma fanno essere la tua classe meno presente sui banchi: e il tempo per fare lezione si assottiglia come il ghiaccio nell’Artico.

Una domanda, a questo punto: cosa succede se nella scuola si continua a togliere senza mai aggiungere?

Tante cose, ma soprattutto una: prende sempre più piede l’idea che studiare troppo sia una perdita di tempo. Che leggere bene, scrivere bene, pensare bene siano lussi di cui non si sa che farsene. Che la scuola serva soprattutto a produrre velocemente lavoratori.

Non importa se poi il lavoratore non sa capire ciò che legge, o se non ha gli strumenti per difendersi da bugie e fake news.

Almeno qui, la logica è chiara: da anni, ormai, in questo paese la musica della scuola suona solo in levare.

In fondo, un cittadino che pensa è complicato. Un ingranaggio, invece, è molto più semplice da manovrare”.

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