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Chi smette di leggere, smette di comprendere. Fedeli preoccupata: rischio analfabetismo di ritorno

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Smettere di leggere significa smettere di essere capaci di vivere la propria vita in modo più critico e autonomo: i ragazzi e gli adulti lo devono sapere.

Così si è espressa, la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, intervenendo su Rai Radio3 alla maratona in ricordo del linguista Tullio De Mauro che il 31 marzo avrebbe compiuto 85 anni.

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“Stiamo investendo molto, come ministero, sul sostegno all’acquisizione delle competenze di base, cioè leggere e scrivere, comprendere, sintetizzare, allargare il proprio vocabolario. Leggere e scrivere è fondamentale per una cittadinanza attiva”, ha detto con entusiasmo la responsabile del Miur.

 

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Per poi, però, anche definirsi “molto preoccupata dai dati ufficiali che dicono che in Italia si legge poco”. Del resto, lo dicono i dati ufficiali. E non è nemmeno una novità. Basta mettere a confronto i dati sui quotidiani letti nel nostro Paese e quelli letti in Germania, Francia o Gran Bretagna. Il divario è davvero sensibile.

Citando una ricerca coordinata da De Mauro nel 2013 sulle abilità linguistiche degli adulti in Italia, Fedeli ha detto che “in realtà se non si legge si regredisce, c’è un analfabetismo di ritorno”. Ecco perché è importante “il ricordo della figura di Tullio De Mauro”.

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