Home Politica scolastica Chiamata diretta (anzi per competenze): nostra intervista a Simona Malpezzi (PD)

Chiamata diretta (anzi per competenze): nostra intervista a Simona Malpezzi (PD)

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Già abbiamo detto che è in corso presso la Commissione Cultura del Senato l’esame dei due disegni di legge Granato e Pittoni in materia di abrogazione delle norme sulla “chiamata diretta”. La maggioranza sembra intenzionata ad andare avanti su questa strada e di chiudere la vicenda nelle prossime settimane.

Ma quale posizione assumerà il Partito Democratico su questo argomento? Lo abbiamo chiesto alla senatrice del PD Simona Malpezzi.

Noi siamo assolutamente contrari alla proposta della maggioranza.
In Commissione abbiamo anche audite le associazioni dei dirigenti scolastici che sono state tenute in scarsa considerazione dalla senatrice Granato che, peraltro, nella presentazione del suo ddl non ha lesinato critiche anche pesanti (diciamo anzi veri e propri attacchi) alla categoria dei dirigenti.

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Nel merito qual è la sua posizione?

Per venire al merito della proposta della maggioranza va rilevato che essa contiene anche un errore, già nel titolo: si parla infatti di chiamata diretta mentre la legge 107 parlava esattamente di chiamata per competenze.

Al di là della questione nominale, resta il fatto che la procedura non è stata per nulla apprezzata dal mondo della scuola

Io non nascondo che in questi anni questa misura abbia evidenziato dei limiti: gli stessi dirigenti per esempio hanno sottolineato che molto spesso hanno avuto poco tempo per esaminare i curricoli dei docenti.
Ma un conto è sostenere che la procedura va migliorata altra cosa è eliminarla per tornare ad uno status quo che alla scuola non ha dato alcun vantaggio.

Ma quali sarebbero i vantaggi della chiamata per competenze?

La legge 107 lega la chiamata per competenze all’organico dell’autonomia e al piano dell’offerta formativa della scuola.
L’abrogazione di questa procedura danneggia la scuola e i ragazzi perché impedisce alla scuola di essere veramente autonoma e cioè di soddisfare le reali esigenze degli studenti.
Con l’abolizione della chiamata diretta muore proprio quella autonomia alla quale noi abbiamo tentato di dare delle gambe.

Quindi secondo lei la proposta della maggioranza danneggerà la scuola?

Certamente.  In questo modo si buttano alle ortiche le esperienze che esistono in tanti territori dove le scuole, facendo rete fra di loro, hanno realizzato importanti progetti di sperimentazione ricorrendo anche allo strumento dello scambio dei docenti che oggi con il disegno di legge della maggioranza si vuole eliminare.
Ciò che spiace è che si si tratta anche di progetti che molto spesso hanno avuto il merito di conribuire alla riduzione della dispersione scolastica.
Ma quando si è miopi  e si decide di fare solo una lotta iconoclasta contra la riforma del Governo Renzi alla fine si finisce di danneggiare gli studenti e basta. Non ho il timore di affermare che con questa operazione non si fa altro che danneggiare la scuola e gli studenti.

Senatrice, temo che con queste dichiarazioni lei si attirerà molte cririche

Questo è anche possibile, ma vorrei osservare che non mi pare proprio di aver usato termini offensivi nei confronti di nessuno. Credo anche che mi si debba dare atto di essere corretta e coerente. Non mi pare che si possa dire la stessa cosa della collega Granato che è stata invece subissata di critiche dopo aver insultato i docenti di terza fascia e dopo aver cambiato posizione su diverse questioni. Il M5S ha preso i voti su un certo programma ed ora in Parlamento stanno facendo tutt’altro. Se ricevo critiche per la mia coerenza, va bene così.