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Chiamata diretta, Gissi (Cisl): avevamo chiesto di rinviarla al 2017, ora ci rimettono tutti

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Erano corrette le indiscrezioni giunte la scorsa settimana dal tavolo di trattative allestito al Miur: i sindacati avevano chiesto di rinviare la chiamata diretta al 2017.

Lo dice, a linee guida unilaterali presentate, il leader della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, secondo la quale “non si comprende il senso di tanta ostinazione nel voler applicare a tutti i costi un meccanismo del quale si vede a occhio nudo la farraginosità, si colgono fin troppo bene gli effetti penalizzanti per il personale, costretto a una precarietà permanente, mentre rimangono del tutto misteriosi i presunti vantaggi che ne verrebbero alle scuole”.

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Secondo la sindacalista Confederale, “il Governo, che già col piano straordinario aveva dato una bella dimostrazione di pressapochismo, oggi rischia di fare ancora peggio, scaricando sui dirigenti e sugli uffici delle scuole una mole di lavoro incredibile, da fare in tempi che sono ormai diventati, grazie anche ai ritardi del MIUR, del tutto impraticabili”.

Per la Gissi non è proprio un caso se “si stanno moltiplicando in queste ore le prese di posizione che individuano nel rinvio di un anno della chiamata diretta”: sarebbe stata, sottolinea, “la soluzione più sensata e opportuna”. Il riferimento, a quanto ci risulta, sarebbe ad un documento sottoscritto da molti dirigenti scolastici appartenenti alla regione Umbria, che auspicano lo slittamento della chiamata diretta di 12 mesi.

Con l’occasione, Gissi conferma la bontà di quanto scritto dalla Tecnica della Scuola lo scorso 14 luglio, quando fece presente che i sindacati, consci della “brutta aria” che tirava a Viale Trastevere, stavano spingendo per la (non) soluzione di rinviare tutto di un anno.

“Una richiesta, quella del rinvio – dice ora la leader sindacale -, di cui già da tempo anche la Cisl Scuola e altre organizzazioni si erano fatte portatrici, senza tuttavia trovare mai alcuna disponibilità da parte del MIUR, soprattutto dai vertici politici, intransigenti nel voler portare avanti a tutti i costi un’innovazione cui evidentemente assegnano un alto valore simbolico”.  

Poi, le cose sono andate diversamente. E ora i sindacati sono sul piede di guerra, anche con l’esecutivo: “far prevalere le pregiudiziali politiche sui problemi concreti con cui le scuole devono fare i conti non è una bella prova di capacità di governo, così come non ci si improvvisa riformatori, pensando che per esserlo basti cambiare le cose, senza preoccuparsi di cambiarle in meglio”.

Poi, Gissi lancia un ultimo appello all’amministrazione: “se chi dirige il MIUR ha ancora un briciolo di buon senso, ci pensi bene prima di sottoporre la scuola italiana a un ennesimo, inutile stress”.

 

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