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Chiusura scuole non può essere unica risposta alla pandemia. L’esposto contro la DaD

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L’unica risposta alla pandemia degli enti locali è stata quella di chiudere le scuole,” la contestazione delle associazioni Giuristi democratici e Riapriamo la scuola della Costituzione, assistite dall’avvocato Dario Rossi, che lamenta: “La Regione Liguria ha imposto nel corso della pandemia misure costantemente e drasticamente più restrittive di quelle stabilite dal governo nazionale, chiudendo al 100% le scuole superiori, anche in periodi nei quali lo Stato ne consentiva una frequentazione in presenza fino al 75%.” Decisioni, peraltro, contestano le associazioni, prese senza avere dati aggiornati o completi sulla diffusione del contagio tra i ragazzi durante la scuola.

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Un tema vecchio, che periodicamente si ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica e dei tribunali, in quei territori in cui i governatori di Regione assumono decisioni più rigoriste di quelle del Governo, scatenando le ire dei genitori, specie in relazione alla mancata ricerca, da parte degli enti locali, di spazi alternativi per consentire lo svolgimento delle lezioni anche per i ragazzi delle superiori. Insomma, secondo il protocollo di sicurezza la DaD doveva essere l’ultima spiaggia laddove non si fossero trovati spazi per garantire lezioni in sicurezza col dovuto distanziamento e invece nella maggioranza dei casi è divenuta la prassi, insieme alla chiusura delle scuole. Nel protocollo di sicurezza si legge infatti circa l’esigenza di fornire al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo il quadro di esigenze di spazi aggiuntivi per lo svolgimento della attività scolastica al fine di individuare possibili soluzioni logistiche in luoghi quali musei, teatri o biblioteche o archivi statali, da mettere a disposizione delle singole istituzioni scolastiche.

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La procura di Genova ha così aperto un fascicolo dopo l’esposto contro l’ordinanza della regione Liguria per la didattica a distanza, presentato dalle associazioni di cui sopra. L’indagine per abuso d’ufficio, a carico di ignoti, è in mano al sostituto Massimo Terrile e all’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati.

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