Home Attualità Classi pollaio e trasporti strapieni: ovvero, la distanza tra fatti e proclami

Classi pollaio e trasporti strapieni: ovvero, la distanza tra fatti e proclami

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Dopo un anno di lotta alla pandemia, l’informazione ufficiale accredita il Governo attualmente in carica quale salvatore della Patria e degli Italiani dalla pestilenza. Tuttavia, a giudicare dalla chiusura delle Scuole per quattro mesi (un terzo dell’anno), forse qualcosa non ha funzionato: e non per colpa delle scuole stesse, che il Governo ha chiuso seguendo soltanto il parere di chi le considera terreno di coltura del virus.

Chiunque — a Roma, Napoli o Milano — prenda i mezzi pubblici nelle ore di punta, li trova affollati come la spiaggia di Rimini in agosto. Intanto i pullman di Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito e Polizia giacciono a migliaia inutilizzati nelle autorimesse dello Stato. Possibile che nessuno abbia pensato ad utilizzarli a supporto delle aziende pubbliche di trasporto? Lo si faceva negli anni Sessanta, quando gli scioperi degli autotrasportatori fermavano la maggior parte dei mezzi pubblici. Perché oggi, per un’emergenza grave, non lo si può fare?

Certo, gli alunni italiani non meritano gli stessi diritti di quelli tedeschi. A che vale, dunque, ricordare che in Germania si è pensato ad istituire un sistema di trasporto dedicato alle scuole?

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Il miracolo del Governo: unire docenti e Dirigenti nella protesta

Sono molte le lettere di protesta di Dirigenti e Collegi dei Docenti che in questi giorni pervengono agli Uffici Scolastici Regionali. Particolarmente forte quella del Liceo “Gullace” di Roma, che punta l’indice su quanto non si è fatto per la salute collettiva prima di riaprire le scuole.

In effetti, per capire quanto poco ai proclami siano seguiti i fatti, basta leggere un po’ di numeri. A febbraio in tutta Italia c’erano circa 5.000 terapie intensive. In autunno risultavano aumentate solo di 1.200 unità. Almeno altrettante, ancorché finanziate, sembravano sparite. Eppure ne servirebbero a tutt’oggi almeno 15.000. In Germania, a febbraio, ce n’erano già 30.000. Noi abbiamo 8 posti letto in terapia intensiva ogni 100.000 abitanti; in Germania ce ne sono 34.

Classi pollaio? Aprite le finestre!

Per non parlare del sovraffollamento nelle aule scolastiche. La Ministra Azzolina, paladina (ancora nello scorso luglio) della lotta alle “classi pollaio”, presiede un Ministero che ha continuato pure quest’anno a ratificare anche classi da 30 alunni e oltre.

«Basta aprire le finestre per aerare i locali», si dirà. Solo che, facendolo a gennaio, si eviterà il CoViD ma non la comune broncopolmonite. Il tutto mentre la Germania ha già investito mezzo miliardo di euro per gli impianti d’aerazione nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici (anche in estate, quando nelle aule italiane si schiatterà dal caldo e dall’umidità).

15 alunni per classe in Germania. Da noi 30

Frattanto, mentre negli uffici postali si può entrare due per volta, nelle scuole italiane ci si accontenta del “metro statico” di distanza tra gli alunni. Nessuno ricorda che un gruppo classe didatticamente e pedagogicamente efficace non deve contenere più di 15 alunni; e che questo limite, in epoca di pandemia, dovrebbe essere abbassato a dieci. Al Ministero però non si è pensato a questo limite nemmeno per le classi prime di ogni ciclo (in modo da generalizzarlo in pochi anni a tutta la Scuola italiana). «Troppa spesa», si dirà. Più economico (e “trendy”) sborsare qualche spicciolo per i “bonus monopattino”.

Eppure la realtà è sotto gli occhi di tutti: in tutti gli ordini di scuola troviamo classi con 25 alunni in 35 metri quadri. In undici mesi quanti locali integrativi sono stati reperiti? Quante aule fatiscenti sono state messe in sicurezza?

In compenso, per aumentare il distanziamento, la Ministra dei Trasporti Paola De Micheli propone la geniale trovata di far andare studenti e professori a scuola anche di domenica. Tanto per «far cadere ogni tabù». Poco importa che, “dum Romae consulitur”, in Francia e Germania i gruppi classe sono stati ridotti a 15 alunni: quello da noi può restare un tabù (così “risparmiamo”).

La pandemia “ha fatto anche cose buone”?

Ché poi, in fondo, perché lamentarsi tanto della DaD? «Oggi si parla di didattica a distanza, ma domani la didattica digitale dovrà essere fatta in classe», sentenzia la Ministra Azzolina a fine novembre, «perché la didattica del XXI secolo vuole questo». «Questo momento difficile è stato un motore di accelerazione enorme per la scuola, in pochi mesi è stato fatto quello che negli anni passati non si era potuto fare», aggiunge soddisfatta. Il CoViD, in fondo,ha fatto anche cose buone”? E sarà per questo che i miliardi stanziati per la Sanità, non sono ancora stati utilizzati tutti? E sempre per questo in Italia stiamo tutti tappati in casa col terrore del CoViD, ma intanto mancano all’appello decine di migliaia di infermieri e almeno 56.000 medici?

Muore un docente: ma i genitori non vogliono il giorno di lutto

Comunque, tutto sommato, cari Italiani, state tranquilli: gli studenti difficilmente morranno di CoViD. Al massimo morirà qualche prof delle fasce a rischio. Che volete che sia? Tanto i docenti sono numerosi (e antipatici) e lavorano sempre troppo poco per lo stipendio che prendono (Brunetta dixit).

Sarà per questo che ad Altamura i genitori non hanno accettato il giorno di lutto e chiusura della scuola in cui insegnava il professore morto di CoViD?

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