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Clil: domande e perplessità di docenti in formazione a Modena

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Alla cortese attenzione dell’on. Ministro Prof.ssa Stefania Giannini

e p.c.

Icotea

– Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

– Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali

– Sottosegretario Davide Faraone

– Componente 7° commissione permanente: On. Sen. Francesca Puglisi

– Ufficio scolastico regionale Emilia Romagna: Prof. Cerini Giancarlo

– Dirigente Ufficio XII Provincia di Modena Dott.ssa Silvia Menabue

– Ufficio integrazione CSA di Modena: dott.ssa Rita Fabrizio

 

 

Gent.ma Sig. Ministro Giannini,

 

abbiamo appena concluso il corso linguistico di formazione all’insegnamento in metodologia CLIL, superando la prova finale e raggiungendo un livello di competenze pari al C1 del QCERT. Ora il percorso formativo continua con il corso metodologico vero e proprio.

Ad oggi sono state individuate le scuole polo e stabiliti il numero di corsi metodologici, nonché il numero di partecipanti.

In provincia di Modena, a fronte di circa 51 docenti che hanno raggiunto le competenze linguistiche richieste (almeno livello B2 del QCERT, inizialmente indicate in C1) è stato reso disponibile un corso metodologico di 29 posti: sicuramente insufficienti per garantire la copertura di tutte le classi quinte della provincia.

Inoltre, sono stati resi noti i criteri di selezione di coloro che potranno accedere al metodologico, criteri che non permettono a una parte dei docenti che hanno già frequentato con profitto i corsi linguistici di proseguire il percorso formativo. In particolare negli istituti tecnici sono stati esclusi docenti che non insegnano discipline d’indirizzo o che insegnano discipline d’indirizzo, ma non nelle classi quinte. Tutto ciò contrasta palesemente con le scelte che furono fatte all’attivazione dei corsi linguistici il cui accesso fu volontario, quindi basato sulla motivazione personale, senza distinzione tra una disciplina e l’altra e tra una classe e l’altra.

Sorgono, ora, diverse perplessità e diversi dubbi.

 

• Perché fu consentito a tutti, indistintamente, di frequentare i corsi linguistici, pur sapendo che solo ad alcuni docenti sarebbe stata data la possibilità di completare la formazione ignorando completamente l’impegno e la motivazione di tutti?

• Perché non consentire di partecipare a chi oggi non ha i requisiti, ma che potrebbe averli domani (assegnazione di classi terminali, trasferimento ad altro tipo di scuola) vanificando, di fatto, la formazione linguistica già compiuta?

• La formazione metodologica prevista è da20 Cfu, pari a 500 ore: non è forse un po’ troppo gravosa per dei docenti che insegnano e si occupano di tutto ciò che la scuola e la società richiedono al di fuori delle ore di lezione? Perché non fare corsi ridotti (non da 20cfu, ma, per esempio di 5 Cfu) allargando la rosa dei frequentanti?

• Perché attivare i corsi solo dall’estate 2014, alla soglia del compimento del primo ciclo delle classi del riordino, quando l’esigenza di formazione era già nota dal 2010, costringendo i docenti (che insegnano a tempo pieno) a svolgere un corso che doveva essere biennale in pochi mesi?

• Cosa potranno fare i docenti parzialmente formati e come potranno spendere la loro formazione? Oltretutto non è forse uno spreco di denaro pubblico formare del personale per poi non “servirsene”?

• Cosa faranno, invece, i docenti che completeranno la formazione col corso metodologico? Quale sarà il loro ruolo all’interno della scuola negli anni futuri?

• Cosa sarà riconosciuto (in termini titoli e di punteggio) a coloro che completeranno la formazione (linguistica e metodologica)?

• Visto il notevole impegno aggiuntivo che sarà necessario per preparare e svolgere le lezioni di DNL in lingua inglese, cosa sarà riconosciuto a coloro che lo faranno (riconoscimento economico? Orario ridotto?)

 

Quest’anno è stato concesso a tutti coloro che avessero un livello di competenza linguistica pari almeno a B2 (originariamente C1), di svolgere le lezioni in metodologia Clil, senza differenziare, di fatto, i docenti formati, da quelli non formati. Che senso ha, allora, dedicare tempo, impegno ed energie per raggiungere un certo livello di competenze, di fatto, non necessarie?

Chi farà da tutor ai docenti in formazione se nella scuola non ci sono docenti già formati?

Perché non affidare il corso metodologico agli insegnanti dei licei linguistici che hanno frequentato il corso a Bologna nei due anni precedenti in modo da renderlo più interessante e meno teorico grazie anche all’esperienza Clil già ottenuta in due anni sul campo?

Se nelle scuole, per vari motivi, non ci saranno abbastanza docenti per insegnare in metodologia CLIL nelle classi previste dalla normativa, cosa faranno i dirigenti?

A tutto ciò è doveroso aggiungere che i tempi stretti hanno fatto sì che le informazioni fossero spesso tardive e frammentarie, soprattutto per capire tempi, modalità dei corsi e se e chi avrebbe raggiunto la meta o se ci saremmo fermati a mezza via, creando così in noi docenti-studenti non poco disorientamento. Con l’augurio che questa nostra lettera possa essere, oltre che una richiesta di chiarimenti, un utile feedback per chi si prodiga nell’organizzare la formazione Clil, rimaniamo in attesa di un cortese e sollecito riscontro e porgiamo i nostri più cordiali saluti.

 

Modena, 21/01/2015

Un gruppo di docenti del corso C1 di Modena 2014

Prof.ssa Brunella Balestrazzi

Prof.ssa Stefania Borghi

Prof. Daniele Calanca

Prof.ssa Annamaria Carnevali

Prof.ssa Barbara Cossettini

Prof.ssa Paola Cuoghi

Prof.ssa Tiziana De Lucia

Prof. Giuseppe Ferrari

Prof.ssa Stefania Fioresi

Prof.ssa Cecilia Gandolfi

Prof.ssa Anna Gibellini

Prof.ssa Martina Guarnieri

Prof.ssa Chiara Guidelli

Prof.ssa Maria Laura Marescalchi

Prof. Lorenzo Mazzacurati

Prof.ssa Giorgia Messori

Prof. Marco Nicolini

Prof.ssa Elisa Prampolini

Prof.ssa Nada Ristic

Prof.ssa Simonetta Salvetti

Prof.ssa Claudia Stecca

Prof. Franco Vivarelli