Col decreto 36 il Governo obbliga i docenti alla formazione ed aggira il contratto, Turi (Uil): lo rimanderemo al mittente

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“Sono i contratti che dovrebbero definire diritti ed obblighi del personale, non le leggi: quando si arriva alla decretazione vuol dire che siamo di fronte a un Governo che pensa di essere forte ma è debole perché non parla e non discute, ma impone il suo volere”: così si esprime Pino Turi, leader Uil Scuola, commentando con ‘La Tecnica della Scuolal’approvazione del decreto legge 36 al Senato, riferendosi in particolare alla formazione obbligatoria che i docenti dovranno svolgere pure fuori orario di servizio.

“La riforma – sostiene il sindacalista – doveva risolvere i problemi del precariato e non li ha risolti. Inoltre, l’invasione di campo nella materia contrattuale è rimasta. Per quanto ci riguarda, questo DL lo rimanderemo al mittente e faremo di tutto, come abbiamo fatto con la Legge 107 del 2015, anche cercando di cambiarlo con la contrattazione all’Aran”.

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“Sul Decreto Legge 36 – continua – ci eravamo espressi in modo contrario già con il riuscito sciopero del 30 maggio: per noi è un attacco alla scuola pubblica. Non si possono creare delle modifiche e controriforme in maniera invasiva, eludendo il dialogo e la condivisione”.

Secondo Turi “questo è un DL scritto chissà dove, perché nessuno se ne assume la paternità Tutti lo vogliono modificare Ma come sapete in Parlamento non ci sono più gli elementi di discussione. Invece – continua Turi – la scuola ha bisogno di essere messa nelle condizioni di dire la sua. Solo che nessuno sta ascoltando il mondo della scuola, che è la base della democrazia e della partecipazione del Paese. Non la possiamo abbandonare”.

Mancano le risorse? “Noi – replica Turi – continueremo la nostra lotta, parleremo con i lavoratori, rappresentiamo con gli altri sindacati il 90% dei lavoratori, vedremo se c’è democrazia in questo Paese”. Quindi, l’appello finale: “Se ci sono forze politiche ancora libere di decidere, battano un colpo”.

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