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19.12.2025

Compiti per le vacanze, Jerry Calà: “Noi non ne venivamo riempiti in modo assurdo come ora”

Anche quest’anno, con l’arrivo delle vacanze natalizie, si parla di compiti per le vacanze. Il vicepresidente ed assessore all’istruzione in lingua italiana della Provincia di Bolzano, Marco Galateo, come l’anno scorso, ha suggerito agli insegnanti di non assegnarli o comunque ad essere moderati.

Dopo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet a dire la sua è stato anche lattore Jerry Calà, nelle pagine de Il Corriere della Sera, che non ha dubbi: “Sono assolutamente dalla sua parte. Credo che abbia detto una sacrosanta verità. La vita di un ragazzo non può essere soltanto sudore e sacrificio, ci devono anche essere i momenti di svago, ci deve anche essere modo di allentare la pressione”.

“Nessuno può pensare solo al lavoro o alla scuola”

Calà ha parlato della sua esperienza da genitore: “Ricordo davvero con un misto di stupore e di rabbia certe situazioni di quando era alle medie o alle superiori. Riempito di compiti fino a sopra i capelli, con carichi esagerati e anzi assurdi. Le vacanze non venivano rovinate soltanto a lui, ma anche a tutta la famiglia. Quello che ricordo davvero con rabbia erano i carichi durante le vacanze estive. Non è possibile che un ragazzo termini la scuola e dopo una settimana sia di nuovo sotto i libri. Nessuno può pensare solo al lavoro o solo alla scuola. Ci devono essere spazi sacri e inviolabili di leggerezza per tutti, anche per la famiglia nel suo complesso”.

Invece, su quella da studente: “Di sicuro non venivamo riempiti di compiti in modo assurdo come accade ora. Soprattutto durante l’estate. Ricordo che per almeno un mese dopo la fine delle lezioni si trascorreva un periodo spensierato e di stacco. Poi noi uscivamo di più all’aria aperta, oggi è diverso”.

“Ai miei tempi i genitori erano sempre dalla parte degli insegnanti”

Infine, ecco cosa suggerisce ai giovani: “Di impegnarsi e di studiare, ma anche di divertirsi in modo sano, quando si può. Ai miei tempi i genitori erano sempre dalla parte degli insegnanti, adesso succede il contrario. Ci si lamenta spesso, non sempre a ragione. La società è cambiata e sta ricercando un nuovo equilibrio”.

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