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Con gli studenti più grandi si tornerà a breve alla didattica a distanza. Cosa dicono i sindacati

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Non è ancora del tutto ufficiale ma ormai nelle scuole ci si prepara alla sospensione delle attività in presenza per sostituirle con la didattica a distanza, anzi – per essere precisi – con la didattica digitale integrata.

Che la soluzione sia questa per la secondaria di secondo grado appare scontato, mentre si sta parlando di fare la stessa cosa anche per gli alunni dell’ultimo anno della secondaria di primo grado.
La Ministra – ma per la verità non solo lei – sta cercando di evitare che la medesima sorte tocchi anche ai ragazzi più piccoli. Qualcosa di più sicuro si potrebbe sapere nella giornata di lunedì.
Ma intanto i sindacati scuola incominciano a dire la loro.

Cosa dicono Uil-Scuola e Cisl-Scuola

“La didattica a distanza – sottolinea Pino Turi, segretario nazionale della Uil Scuola – è uno strumento di emergenza didattica e in momenti di emergenza va usato ed anche esteso e adattato alla realtà. Importante è non perdere il senso della prima ora che ha dato risultati eccellenti”.
“Siamo in una situazione di complessità maggiore di quella già presente nel sistema scolastico –
aggiunge – e si deve evitare di pensare che si possa ‘ingabbiare’ in rigide regole e regolamenti la realtà che ha bisogno di tempo per condivisione”.

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Maddalena Gissi, segretaria nazionale di Cisl Scuola, afferma: ”La chiusura delle scuole corrisponde ad una sconfitta ed è nei pensieri di tutti. I nostri adolescenti stanno attraversando la stagione più critica della loro vita ed hanno bisogno di una grande presenza da parte degli adulti e dei loro docenti. Dalle prime indiscrezioni, la didattica integrata digitale sarà l’unico strumento per tenerli in contatto con la scuola e con i loro compagni”.

“Non è la stessa cosa – osserva Gissi – ma sappiamo che da parte dei tanti professionisti della didattica, non si è perso tempo. I nuovi strumenti di comunicazione tecnologica offrono tante opportunità e anche i nostri volti, la voce squillante delle professoresse e le nuove metodologie promuoveranno sicuramente nuove esperienze, alimentando curiosità”.

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