Home Concorsi Concorsi a cattedra: un fallimento. Meglio estrarre a sorte?

Concorsi a cattedra: un fallimento. Meglio estrarre a sorte?

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Non ci voleva certo la sfera di cristallo per immaginare ciò che sarebbe successo nei concorsi a cattedra: d’altronde la nostra testata lo aveva previsto fin da subito e adesso gli avvenimenti ci danno ragione.
La spiegazione del crac sta tutta nei commi 46 e 47 dell’articolo unico della legge di stabilità approvata a fine 2012 con cui erano stati rivisti (ovviamente al ribasso) i compensi per i componenti delle commissioni dei concorsi a cattedra che in precedenza erano regolati dall’articolo 404 del “vecchio” TU del 1994.
In precedenza i compensi variavano da 850 a 6.800 euro, con la legge di stabilità sono stati drasticamente abbassati a 200 euro ai quali si somma la fantastica cifra di 0,50 euro per ogni elaborato corretto; senza trascurare il fatto che il tetto massimo del compenso non può superare i 2mila euro lordi, che diventano 1.200 netti (ovviamente senza esonero dal servizio)
Bisogna poi aggiungere che le nuove regole sulle missioni del personale stata non consentono più di rimborsare le spese legate all’uso del mezzo proprio, per cui – a conti fatti – chi ha accettato di far parte delle commissioni lo ha fatto rimettendoci di tasca propria.
A questo punto è accaduto che in molte regioni ci sono state dimissioni a raffica di presidenti e commissari con evidenti ripercussioni sul regolare svolgimento dei concorsi.
Come denuncia l’Anief, in Toscana, Sicilia, Lazio e Basilicata migliaia di partecipanti attendono ancora di conoscere l’esito della procedura concorsuale.
Ma il problema è di carattere più generale: cosa succederà in futuro?
Si potrà ancora pensare di retribuire presidenti e commissari con “gettoni-elemosina”? ci si potrà affidare ancora al mecenatismo di pochi?
E a nessuno viene il sospetto che un meccanismo del genere non può che alimentare il malcostume?
Il problema del reclutamento del personale docente è questione molto seria, non può essere affrontata in modo approssimativo.
Altrimenti tanto vale assegnare i posti in ruolo facendo ricorso ad una bella lotteria basata sul principio del “vinca il più fortunato” anziché “vinca il migliore”.

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