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Concorsi banditi, un errore per il sottosegretario De Cristofaro: la salute prima di tutto, perché fare le prove?

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Non si arresta l’onda di ostracismo generale contro i concorsi banditi il 28 aprile, a partire da quello straordinario della scuola secondaria riservato ai precari “storici”, che è diventato il motivo di chiusura verso le sessioni caldeggiati da sindacati e un folto schieramento politico. Anche di rappresentanti del Governo, ormai capeggiati dal sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro, di LeU.

De Cristofaro: bisognava fare il concorso per titoli

“Non condivido l’idea di far svolgere il concorso straordinario per l’immissione in ruolo dei docenti in un momento come questo”, premette De Cristofaro.

L’idea di svolgerlo in estate non entusiasma il sottosegretario: “la condivido ancora meno, se possibile, perché – dice – considero invece del tutto praticabile, tecnicamente oltre che politicamente, un altro metodo di stabilizzazione, quello basato sui titoli e il servizio: mi sembra la scelta più saggia ed equilibrata da portare avanti. La sola reale possibilità, cioè, che rende certo quello che tutti vogliamo, cioè l’immissione in ruolo dei docenti entro il 1° settembre”.

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Per De Cristofaro, però, la partita potrebbe non essere chiusa. E auspica “che il Parlamento possa correggere una impostazione che non trova la condivisione delle parti sociali e del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione”.

Poi sostiene che “differentemente da molti esponenti dell’opposizione (e qualcuno della maggioranza, purtroppo), della Confindustria, di importanti gruppi editoriali, capisco e condivido – prosegue il sottosegretario – la prudenza del Presidente del Consiglio Conte, che, pur consapevole della difficoltà e probabilmente della poca popolarità della scelta, decide di mettere il diritto alla salute davanti a tutto. Il rischio di vanificare gli sforzi fatti finora per contenere il virus e di compromettere ancora di più la già difficile situazione economica del Paese e dei cittadini, evidentemente è troppo alto”.

“Per la stessa ragione – dice ancora De Cristofaro – non condivido l’idea di far svolgere il concorso straordinario per l’immissione in ruolo dei docenti in un momento come questo, senza nessuna ragionevole certezza che l’evolversi della situazione possa consentire a decine di migliaia di persone di parteciparvi fra qualche mese in piena sicurezza”, prosegue.

“E la condivido ancora meno, se possibile, perché considero invece del tutto praticabile, tecnicamente oltre che politicamente, un altro metodo di stabilizzazione, quello basato sui titoli e il servizio, che più volte ho suggerito in queste settimane. E che mi sembra la scelta più saggia ed equilibrata da portare avanti. La sola reale possibilità, cioè, che rende certo quello che tutti vogliamo, cioè l’immissione in ruolo dei docenti entro il 1° settembre”.

Pittoni: siamo fuori tempo massimo

Forti dubbi sulla tempistica del concorso riservato giungono anche dal senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega.

“Il bando appena pubblicato – dice il leghista – non ha alcuna possibilità di centrare il risultato, già poco più che simbolico con 200 mila precari, di portare 24 mila docenti in cattedra a settembre con un contratto a tempo indeterminato. Il documento chiarisce infatti che la presentazione delle domande scade il 3 luglio e, visto che gli Uffici scolastici regionali hanno bisogno di almeno 3 settimane per porre in atto le complesse procedure propedeutiche all’effettuazione della prova, è scontato che l’iter si concluderà fuori tempo massimo”.

Secondo Pittoni, tutto questo è solo “la conferma che solo il grande piano di stabilizzazione che porteremo al voto la settimana prossima in commissione al Senato può garantire insegnanti definitivi dall’inizio dell’anno scolastico, per affrontare l’emergenza sanitaria con la necessaria efficacia”.

Ed è in quella sede, quando si arriverà a votare gli emendamenti al decreto scuola n. 22, allora si comprenderà se agli annunci di contrarietà ai concorsi tradizionali di LeU e Pd seguiranno anche i fatti.

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