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24.02.2026

Carta docente ai precari, tutti vincono i ricorsi (pure i supplenti ‘brevi’) ma il Ministero non paga e i 500 euro si moltiplicano per ‘N’ volte

L’apertura della Carta del docente ai supplenti annuali, anche con contratto in scadenza 30 giugno, ha solo ridotto il problema dei ricorsi: negli ultimi anni, decine di migliaia di precari, quasi sempre supportati dai sindacati, si sono infatti rivolti al giudice del lavoro che in altissimo numero dato loro ragione, anche perché nel frattempo Consiglio di Stato, Corte di giustizia europea e Cassazione hanno formulato giudizi di condanna verso il legislatore della Buona Scuola del 2015, vero artefice del vulnus. La questione è tutt’altro che risolta, perché la novità dell’allargamento per legge della platea dei beneficiari, motivo della riduzione da 500 euro l’anno a meno di 400 euro, confermata qualche giorno fa dal sottosegretario Paola Frassinetti, è risolutiva solo a partire dall’anno scolastico 2025/26 (con la card che dovrebbe essere accessibile via piattaforma on line stavolta davvero entro pochi giorni): per gli anni passati, infatti, i supplenti continueranno a presentare ricorso. La norma dice che si può andare a ritroso fino a cinque anni dall’ultima stipula di contratto: quindi, ogni precario ha la possibilità di recuperare sino a 2.500 euro. Che per lo Stato diventano molti di più, perché il Ministero quando soccombe (praticamente 99 volte su 100) deve anche pagare le spese di processo, gli interessi e i costi per l’operato dei legali.

Parliamo, ha spiegato Vito Carlo Castellana, leader della Gilda degli insegnanti, di “decine di migliaia di ricorsi per una cifra di rimborsi che può equivalere anche ad alcuni milioni di euro”.

Come se non bastasse, ci sono all’orizzonte i ricorsi che potrebbero fare anche i supplenti che hanno ottenuto supplenze non annuali, ma di durata “breve”, quindi anche di pochi giorni: perchè alcune sentenze, di recente emesse dai tribunali di Catania e Brescia, hanno dato ragione anche a loro. Tanto che alcuni sindacati, come l’Anief, hanno deciso di patrocinare anche il “filone” dei supplenti ‘brevi e saltuari’. Con la conseguenza probabile di una prossima ulteriore voragine per le casse dello Stato.

Martedì 24 febbraio, l’allarme è stato lanciato anche dal presidente del Tar dell’Emilia-Romagna, Paolo Carpentieri, a margine della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: “Quest’anno, nel 2025, c’è stato un notevole incremento numerico” di ricorsi per fare avere la Carta del docente ai precari, perché, ha detto all’Ansa, “siamo passati da circa 1.200 ricorsi depositati all’anno a ben 2.000”.

Carpentieri ha quindi ricordato che una buona “parte di questi ricorsi, circa 900, sono le esecuzioni dei giudicati del giudice del lavoro che ha condannato il Ministero della Scuola a pagare la card per la formazione dei docenti precari che non ottengono questi soldi e si vedono costretti a fare il ricorso per l’ottemperanza davanti al Tribunale amministrativo”.

In precedenza, durante la sua relazione, Carpentieri aveva sottolineato che “questi 947 ricorsi, per il mancato pagamento della card dei docenti precari, costituiscono un notevole peso aggiuntivo che grava sui carichi del Tribunale, rallentandone inevitabilmente la performance complessiva, in termini di accelerazione dei giudizi e di ulteriore erosione dell’arretrato”.

Il presidente del Tar dell’Emilia-Romagna ha quindi evidenziato che il mancato pagamento della carta per la formazione dei docenti precari “evidenzia una crepa nella razionalità del nostro sistema giudiziario: si tratta di un flusso di cause che trasferiscono e raddoppiano dinanzi al Tar le cause di cognizione e di condanna già definite dal giudice civile, e ciò perché il Ministero, condannato dal giudice del lavoro, non paga o tarda a pagare”.

Con il risultato finale “di un pesante aggravio per i conti pubblici, poiché i 500 euro originari non pagati si moltiplicano per ‘N’ volte e, tra causa civile e giudizio di ottemperanza, il costo per lo Stato di ciascun docente precario finisce per essere molto più alto”. Così, ha concluso Carpentieri, si crea “una crepa molto grave” del sistema, “perché è indice di una profonda inefficienza e irrazionalità del sistema, che reagisce con lentezza”.

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