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Concorsi riservati ai precari, per la Consulta si possono fare: il Governo non ha più scuse

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Sono più che lecite le procedure concorsuali riservate ai precari di lunga data: lo ha detto la Corte Costituzionale, “bollando” come infondate e inammissibili le due questioni sollevate dal Consiglio di Stato sulla legittimità del reclutamento speciale, più vantaggioso, dei docenti della scuola secondaria previsto, per i titolari di abilitazione, dal decreto legislativo n. 59 del 2017della riforma Renzi della “Buona scuola”. Secondo la Consulta, quindi, l’abilitazione all’insegnamento e il dottorato di ricerca costituiscono il risultato di percorsi diretti a sviluppare esperienze e professionalità diverse, in ambiti differenziati e non assimilabili.

Il comunicato congiunto dei sindacati

Immediata, è giunto il commento unitario dei sindacati della scuola: Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi, Giuseppe Turi, Elvira Serafini, Rino Di Meglio, leader di Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda e Snals, hanno dichiarato in una nota “la piena legittimità delle procedure concorsuali riservate”.

“Per questo motivo il Miur ed il Governo non hanno più alibi per non individuare percorsi specifici di reclutamento, coerenti con quanto definito dall’Intesa del 24 aprile”.

Alla luce di questa sentenza, per i maggiori sindacati della scuola, è diventata “più rapida la strada per individuare un percorso transitorio e straordinario per il personale della scuola che ha già acquisito le necessarie professionalità attraverso il servizio: i docenti con tre annualità e gli assistenti amministrativi che hanno svolto la funzione di Dsga”.

L’intesa del 24 aprile prevede corsi abilitanti selettivi

Diventa ancora più forte, quindi, la posizione delle organizzazioni sindacali sul fronte della necessità impellente di trovare risposte al precariato scolastico: l’accordo sottoscritto subito dopo Pasqua con il premier Giuseppe Conte, al quale gli stessi sindacati hanno fatto riferimento, aveva del resto proprio su questo punto il suo “pezzo forte”.

In quell’intesa, infatti, c’era scritto che “in via transitoria, il Governo, si impegna a prevedere percorsi abilitanti e selettivi riservati al personale docente che abbia maturato una pregressa esperienza di servizio pari ad almeno 36 mesi finalizzati all’immissione in ruolo”.

Ed ora che lo dice anche la Corte Costituzionale, il Governo non avrà più scusanti per rimandare l’avvio delle procedure di stabilizzazione di questi supplenti storici, con almeno 36 mesi di supplenze alle spalle.

Arrivano nuovi corsi Pas?

Nel corso dell’incontro tecnico successivo, tenuto il 6 maggio, con i dirigenti di Viale Trastevere, i sindacati hanno formulato precise proposte di stabilizzazione del personale con almeno tre annualità scolastiche, che riguarderebbe oltre 55 mila supplenti.

Il ministero, dal canto suo, avrebbe dato il suo assenso nell’attivare dei corsi PAS a pagamento, gestiti dalle Università, fermandosi però a circa 20 mila posti.