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Concorso precari con prova scritta a fine Covid, accordo sul testo rivisto ma il Pd non ha ancora deciso

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A poche ore dalla scadenza per la presentazione dei sub-emendamenti al Decreto Legge 22 sulla scuola, ancora non c’è certezza sul destino della modifica proposta dal premier Giuseppe Conte – che apre al concorso riservato per 32 mila posti nella secondaria con prova scritta in autunno – ma poi modificata e maldigerita dal Partito democratico: dopo le parole di fuoco del senatore Pd Francesco Verducci, vice presidente Commissione Cultura e primo firmatario dell’emendamento sul precariato al decreto Scuola, che in giornata aveva rilanciato la necessità di assumere subito i precari con concorso per soli titoli e servizi, il testo è stato ulteriormente limato.

Accordo: è fatta, forse

Fonti vicine al Governo ci dicono che vi sarebbe l’accordo della maggioranza, dando in tal modo per scontato il passaggio dell’emendamento nella VII Commissione di Palazzo Madama, da attuare nella mattina di mercoledì 27 maggio, poche ore prima dell’approdo del D.L. nell’Aula del Senato.

Sull’esito dell’emendamento rimangono ancora le perplessità di qualche senatore dem: dopo l’assemblea serale, più di qualcuno ha continuato ad esprimere dubbi, anche a proposito dell’ultimissima riformulazione proprio della norma sul concorso riservato ai precari storici.

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Verducci (Pd) punta sul suo emendamento

In tarda serata, sempre il senatore Pd Francesco Verducci ha tenuto a ricordare che il partito ha “lavorato in queste settimane perchè si arrivasse ad un accordo positivo, in particolare sul concorso straordinario per i docenti precari e sull’immissione in ruolo degli insegnanti specializzati nel sostegno”.

Verducci dice che “nonostante passi avanti rispetto all’inizio, dovuti in gran parte alla nostra determinazione, l’accordo che viene proposto lo trovo molto lontano da quello che è necessario per raccogliere le istanze dei precari, degli insegnanti di sostegno, degli studenti, delle famiglie e dell’intero sistema dell’istruzione”.

Il senatore del Pd, quindi, ha detto che non ha intenzione di appoggiare il sub-emendamento nato a Palazzo Chigi e poi modificato proprio per sopire le loro perplessità: “con assoluta convinzione manterrò i miei e nostri emendamenti. Chiederò che vengano votati ed approvati”, ha concluso il senatore dem.

Orfini (Pd) si appella alla maggioranza

È emblematico il commento, a stretto giro di posta, di Matteo Orfini, esponente di peso del Partito democratico, il quale spera che “il Pd tutto e le forze di maggioranza domani votino insieme a lui”.

Le parole di Orfini fanno intendere, quindi, che ancora non si hanno certezze sul voto in Commissione Cultura.

Cosa potrebbe accadere? Semplicemente che il “tira e molla” del Pd venga superato dagli eventi: l’Aula del Senato dovrà infatti necessariamente ultimare l’esame del decreto Scuola entro giovedì 28 maggio, così come deciso dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

Il testo presto in Aula

Il testo arriverà in Aula il giorno prima, nel pomeriggio di mercoledì 27, dove subito si procederà alla discussione generale. E poi verrà posta la fiducia.

L’impressione è che sia molto probabile che in quel testo vi sarà anche il sub-emendamento Conte-Azzolina. Con il Pd che potrebbe dire ai precari scontenti: questo concorso non ci appartiene. Sempre che non ci ripensi.

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