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“Concorsone non è serio ed equo. Miur apra doppio canale di reclutamento “

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Si moltiplicano in tutta Italia le manifestazioni di rabbia e dissenso per come si sta svolgendo il concorsone 2016. Sin da subito i candidati hanno evidenziato come il tipo di prove e il tempo concesso non fossero in alcun modo adeguati a verificare conoscenze e competenze degli abilitati.
Già il 12 maggio scorso, in occasione di un presidio all’US
R, il Coordinamento Precari Scuola Bologna aveva fatto presente la questione, incontrando il dott. Versari, Direttore regionale, e il dott. Di Palma, suo vicario, e ponendo domande su tempistiche di correzione, commissioni e nuove nomine. Il vuoto di notizie che tuttora incombe sulla correzione delle prove conferma la dichiarazione del dott. Versari, che in quella sede aveva definito come improbabili le assunzioni entro settembre.
Ancora più insensata ci sembra allora la rocambolesca corsa per finire tutto entro l’estate, che si consuma come sempre sulle teste dei precari, senza lasciare alcuna garanzia e alcuna certezza di presente e di futuro. Al danno si aggiunge la beffa che vuole, secondo un recente emendamento, le (eventuali) nomine operative dal 15 e non dal 1 settembre. I nuovi assunti si troveranno dunque in cattedra con uno stipendio dimezzato e quando i giochi saranno già fatti in termini di prime riunioni, assegnazioni di classi, giorni liberi. Nel medesimo incontro, riguardo alla spinosa questione delle griglie di valutazione, ci era stato risposto che i commissari avrebbero utilizzato
un metodo “comparativista”, leggendo gli elaborati e stabilendo una soglia di sufficienza. Ma anche questi, non essendo ancora state pubblicate le griglie se non per pochissime classi di concorso (a differenza di quanto fatto in altre regioni), rimangono vaghi propositi.

Dinanzi all’esito dell’incontro e al silenzio che aleggia sulla correzione dei compiti e lo svolgimento delle prove orali, riteniamo doveroso, come Coordinamento Precari Bologna, mettere in evidenza le contraddizioni e le inefficienze del concorso. Nel dettaglio abbiamo riscontrato:

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a) un’incongruenza lampante fra i programmi del bando e le domande effettivamente poi poste: in primis l’assenza pressoché totale delle Avvertenze Generali, a cui molta enfasi invece era stata data sia dal bando sia dalle dichiarazioni del Ministro, e poi la presenza di autori non citati esplicitamente nel bando (es. Gozzano per l’AD04, Pierre Hadot per l’A19);

b) un eclatante squilibrio fra la tipologia delle domande e il tempo che era possibile dedicare a ciascuna: in 18 minuti circa è materialmente impossibile pianificare, stendere e revisionare una risposta a quesiti assai complessi e articolati. Rispetto al concorso precedente c’erano due domande in più (6 invece di 4) da affrontare più o meno nello stesso tempo (2h nel 2012, 2h30, ma con in più anche i quesiti in lingua, questa volta). L’unico metodo per poter rispondere a tutte le domande (il solo obiettivo a cui era realistico tendere) era quello di affidarsi al flusso di coscienza, sperando di riuscire a dare una forma coesa e coerente a quelle poche righe. Rispondere non con quello che si sapeva, ma con quello che veniva in mente in quell’istante. Com’è possibile valutare oggettivamente, o quantomeno non affidandosi all’arbitrio, risposte siffatte?

c) la clamorosa mancanza delle griglie di valutazione: rispetto alla richiesta sacrosanta di sapere con quali criteri saranno valutate le prove abbiamo ricevuto una chiusura netta e arrogante da parte del Ministero. Chiediamo con forza che siano resi noti i criteri di valutazione e che, dato che la prova è nazionale, essi siano fatti valere in tutte le regioni.

d) una generale e complessiva approssimazione e incompetenza, anche a livello organizzativo dove significativi sono stati i disagi creati dai problemi tecnici dei computer.

Insomma, questo concorso non garantisce i requisiti minimi di serietà ed equità che sarebbero necessari per rendere valido e credibile il sistema di selezione e reclutamento. Il Ministero dovrebbe prenderne atto e, anche alla luce dei ricorsi portati avanti dai non abilitati, dovrebbe aprire il cosiddetto secondo canale, permettendo agli abilitati di entrare in ruolo e di svolgere quella professione che hanno già ampiamente dimostrato di saper svolgere.