A quasi sei italiani su dieci sta bene il consenso informato introdotto dal Governo Meloni, su spinta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, per il trattamento di temi che riguardano l’ambito della sessualità all’interno delle scuole medie e superiori: il dato emerge dai risultati della quinta indagine flash di Swg e Kpmg svolta per il ministero dell’Istruzione su un campione rappresentativo nazionale di 1.640 persone maggiorenni.
Il 33% degli intervistati giudica il fatto che scuole siano ora tenute a chiedere un consenso informato alle famiglie o agli allievi maggiorenni, in relazione alla realizzazione di attività che approcciano alla sessualità in un’ottica di gender, una cosa “giusta ma non indispensabile”, per il 30% è invece “assolutamente corretta e doverosa”.
Solamente per il 23% degli intervistati la decisione, approvata giusto stamani alla Camera dei deputati, risulta superflua, mentre per il 14% sarebbe addirittura dannosa.
L’attuale formulazione del comma 4 dell’art.1 per il quale “fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali (…) per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità” riceve dunque complessivamente il consenso di quasi 6 italiani su 10 (il 57%).
Attraverso il sondaggio prodotto da Swg e Kpmg, inoltre, è stato rilevato che un italiano su quattro è informato del disegno di legge sul consenso informato. E che i genitori con figli preadolescenti risultano i più consapevoli.
Secondo gli esperti politici del quotidiano La Repubblica “la norma non vedrà la luce prima del 2026”. Il ddl, come ricordato dal nostro giornale, stabilisce che l’educazione sessuale potrà essere proposta alle scuole medie e superiori solo agli studenti per cui sia stato espresso il consenso preventivo dei genitori. Restano escluse le scuole dell’infanzia e le elementari, “fatto salvo… quanto previsto dalle indicazioni nazionali“.
Queste ultime, scrive ancora Repubblica, comprendono solo contenuti di base come anatomia, differenze biologiche, funzioni riproduttive e malattie sessualmente trasmissibili, mentre empatia e rispetto restano nell’ambito dell’educazione civica.