Primo via libera per il Disegno di legge sul consenso informato per le attività legate alla sessualità nelle scuole. Come riporta la Repubblica, la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il cosiddetto ddl Valditara, con “151 voti a favore, 113 contrari e un astenuto”. Il testo proseguirà adesso il suo iter al Senato. Secondo il quotidiano, considerando i lavori sulla Manovra e altri provvedimenti, “la norma non vedrà la luce prima del 2026”. Il ddl, come ricordato dal nostro giornale, stabilisce che l’educazione sessuale potrà essere proposta alle scuole medie e superiori solo agli studenti per cui sia stato espresso il consenso preventivo dei genitori. Restano escluse le scuole dell’infanzia e le elementari, “fatto salvo… quanto previsto dalle indicazioni nazionali“. Queste ultime, scrive ancora Repubblica, comprendono solo contenuti di base come anatomia, differenze biologiche, funzioni riproduttive e malattie sessualmente trasmissibili, mentre empatia e rispetto restano nell’ambito dell’educazione civica.
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Il ddl è composto da tre articoli. All’articolo 1 viene stabilito che “le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni” e che tale consenso deve essere acquisito dopo aver messo a disposizione il materiale didattico previsto. L’articolo 2 disciplina invece il coinvolgimento di esperti esterni: secondo quanto riporta il quotidiano, esso sarà possibile solo previa deliberazione del collegio dei docenti e approvazione del consiglio d’istituto. I criteri di selezione, si legge ancora nel testo, dovranno basarsi su titoli, esperienza e coerenza con finalità educative e livello di maturazione degli studenti. Infine, l’articolo 3 del ddl specifica che “dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica“. Con queste modifiche, si chiude il primo passaggio parlamentare di un provvedimento destinato a incidere sull’organizzazione delle attività educative nelle scuole italiane.
La notizia non ha mancato di suscitare polemiche tra maggioranza e opposizione. “Trovo molto gravi le dichiarazioni della segretaria del PD Elly Schlein che o non conosce il testo appena approvato alla Camera sul consenso informato oppure, preferisce fare propaganda ingannando gli italiani“. Lo dichiara Paola Frassinetti, sottosegretario all’istruzione e al merito. “Il provvedimento non vieta affatto l’educazione all’affettività o alla sessualità: semplicemente tutela il diritto dei genitori a essere informati e a esprimere un consenso, alle secondarie di primo e secondo grado, quando si tratta di attività extracurricolari, non previste dalle Indicazioni nazionali. È un principio di trasparenza, non un divieto. La legge non introduce alcun ostacolo alla prevenzione della violenza di genere e valorizza il ruolo della scuola e delle famiglie come alleati educativi. Parlare di ‘passo indietro clamoroso’ è falso e irresponsabile. In nessun punto del testo si limita l’autonomia didattica delle scuole”.
“Trovo inoltre assurdo e inaccettabile associare l’approvazione del provvedimento ai gravissimi fatti accaduti al liceo Giulio Cesare“, ha aggiunto la sottosegretaria. “Gli episodi di violenza o di minacce non si combattono con slogan ideologici, ma con un lavoro serio, costante e condiviso. Il Ministero sta investendo come mai prima d’ora in programmi di contrasto a bullismo, cyberbullismo, violenza di genere, educazione al rispetto, educazione civica e alle relazioni e all’empatia. Sostenere che la ‘cultura dello stupro’ entrerebbe nelle scuole perché chiediamo alle famiglie di essere informate , questo sì è un allarme pericoloso, perché distorce la realtà e crea un clima di contrapposizione. I genitori non sono un nemico da tenere fuori dalle classi, al contrario sono parte della comunità educante. L’educazione al rispetto, alle emozioni, alle differenze, come abbiamo più volte ribadito, resta centrale. Il consenso informato serve a garantire qualità, serietà e trasparenza nei progetti, evitando improvvisazioni e ideologizzazione su progetti extracurriculari che toccano temi sensibili come quello della sessualità”.
“Con l’approvazione del consenso informato contenuto nel ddl Valditara restituiamo finalmente alle famiglie il diritto all’educazione dei propri figli”. Lo dichiara in un comunicato stampa il Vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. “La nostra è una società libera e democratica: se ne faccia una ragione l’opposizione. Lo Stato deve formare la gioventù e inserirla nella società degli adulti, non deve viceversa avere il ruolo di educatore sostituendosi alla famiglia. Come ha saggiamente scritto Hannah Arendt, il totalitarismo punta a impossessarsi dei bambini perché solo plasmando le nuove generazioni può sperare di creare esseri umani interamente nuovi, sottomessi al sistema. La scuola tornerà a fare la scuola e le stravaganti ideologie gender che vi sono state introdotte saranno tenute fuori dalla porta”.
“Anche oggi abbiamo dovuto assistere ad un discorso delirante del deputato Rossano Sasso, relatore leghista del ddl Valditara, che proprio mentre si auto proclamava in aula difensore dei valori di Dio, ha pensato bene di violare almeno due dei 10 comandamenti, nominando il nome di Dio invano e pronunciando una lunga serie di menzogne”. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra.
“In attesa che il concetto di laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica torni a fare visita tra i banchi della destra”, prosegue la deputata della commissione cultura alla Camera, “è bene ricordare che questo provvedimento non ha nulla a che vedere con l’obiettivo di impedire che attivisti di estrema sinistra possano entrare nelle scuole, come ha affermato Sasso. La prova incontestabile è nella bocciatura di uno dei miei emendamenti: quello che avrebbe salvato i progetti di educazione sessuo-affettiva delle Asl e dei consultori familiari. Sasso pensa che le Asl di tutta Italia siano delle agenzie dell’Anticristo o l’equivalente dei Soviet?“.
“Purtroppo oggi si è reso chiaro che il paese è in mano ad un manipolo di integralisti e fondamentalisti”, si legge ancora nella nota, “che pretendono di avere il potere di negare a tutti i bambini e le bambine italiane l’educazione sessuo-affettiva fino agli 11 anni e di sottoporre all’esclusivo giudizio dei genitori la partecipazione ai progetti fino ai 18 anni. Peccato che in tutto il mondo occidentale, quello a cui la destra si ascrive senza averne merito, da decenni si fanno progetti di educazione sessuo-affettiva che producono risultati scientificamente provati sulla riduzione delle violenza sessuali, delle gravidanze indesiderate e della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili. Quanto accaduto oggi è grave e rappresenta un clamoroso passo indietro anche rispetto alle attività necessarie a prevenire la violenza contro le donne e l’omofobia.
“Questo provvedimento puzza, puzza di ipocrisia, di integralismo, di fondamentalismo. È un rigurgito antiscientifico. Sarebbe degno, diciamo la verità, non del Parlamento, non del governo di uno dei più grandi Paesi del mondo, ma di un manipolo di adepti di qualche setta esoterica”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs intervenendo nell’Aula di Montecitorio nelle dichiarazioni di voto sulla pdl sul consenso informato.
“È anche un’ossessione, la fotografia di un’ossessione, che alcuni colleghi, che non nominerò, hanno dimostrato di subire – prosegue l’esponente di Avs – in modo perfino impressionante. L’ossessione del gender, questo mostro che ci minaccia, invade le nostre vite, travia i nostri figli, le nostre figlie, deturpa i percorsi di formazione opportunamente definiti, resi neutri nel bisogno di fare della scuola solo un luogo di trasmissione di nozioni. Ma questo provvedimento produrrà danni molto grandi in questo Paese, li produce già oggi, li produce la cultura, o meglio, la sottocultura che lo ha partorito. L’idea che di fronte ad un flagello come quello della violenza, che non è soltanto violenza sulle donne, violenza fisica, violenza sessuale, nel 2025 i dati fotografano una realtà impressionante, 6 milioni e 400 mila donne in questo Paese, il 39%, sostiene e racconta di aver subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale, il 18,8% una violenza fisica, oltre il 23% una violenza di natura sessuale, il 5,7% un vero e proprio stupro. È un flagello che attraversa le nostre scuole, la lista stupri del Giulio Cesare ce lo ricorda, la cronaca quotidiana, quella che segnala uno stupro sempre più frequente, un’aggressione sempre più frequente, in particolare tra i più giovani ci racconta di questo disastro. È un disastro che si articola nella violenza che cresce, non solo quella sessuale o di genere tra i ragazzi, tra le ragazze, in una generazione che segnala ogni giorno che passa la crescita di una fragilità vissuta ed autopercepita come l’orizzonte di quella generazione. Non ve ne siete accorti? Le organizzazioni studentesche di destra, di sinistra, senza eccezione, tra i primi punti delle loro piattaforme mettono tutti lo psicologo a scuola, l’assistenza psicologica. Dicono siamo a disagio, abbiamo paura, siamo sempre più in difficoltà, abbiamo bisogno di un sostegno. Richieste che in un’altra epoca sarebbero sembrate a quelle stesse generazioni come la terribile volontà di uno Stato etico di imporre a loro la medicalizzazione degli spazi pubblici, a cominciare da quello della scuola, ma che oggi invece si moltiplicano, fanno il paio con una società sempre più precaria, con una generazione priva di futuro sul terreno sociale, non solo sul terreno dei propri punti di riferimento psicologici e sociali. Lo sappiamo, poi, che esistono altre culture che sulla donna propongono modelli per noi del tutto inaccettabili di carattere religioso integralista, come vogliamo di misurarci?“.
“Lasciamo che siano famiglie con queste culture a determinare le scelte dei proprio figli? Dove lo lasciate il primato educativo, a quel tipo di famiglie? Ma state fuori di testa? Avete capito di cosa stiamo parlando? State demolendo la scuola pubblica, aprite oggi – conclude Fratoianni – un cancello che non sappiamo dove potrebbe portarci: domani potrebbe valere per la scienza, per la storia e cosi via. Sarà un disastro, per questo Avs è assolutamente contraria a questo vostro provvedimento”.
“Se pensavate che nel paese in cui una donna viene uccisa ogni tre giorni, dove i maltrattamenti su bambini e adolescenti sono aumentati del 58% in cinque anni, dove l’87% delle violenze avviene dentro le mura di casa, l’educazione sessuo affettiva seria, capace di spezzare queste catene fosse una necessità e un’urgenza, sappiate che con questo governo andiamo nella direzione opposta. Non solo la nega, ma prova a cancellarla, ignorando ciò che dicono OMS, ONU, UNESCO, Parlamento europeo e ogni organismo internazionale: l’educazione è un diritto, non il bersaglio ideologico di una parte politica. Ci avete chiuso la porta in faccia ogni volta che abbiamo proposto dialogo, alleanza con le famiglie. Avete preferito seminare sospetto sulla scuola pubblica, dipingendola come un luogo pericoloso e manipolatore. E il consenso informato che volete imporre rischia di diventare un’arma nelle mani proprio di quelle famiglie dove la violenza è più presente: saranno le prime a negarlo, condannando quei figli al silenzio. La verità è che avete creato un nemico che non esiste, come dimostrato soprattutto dagli emendamenti ideologici della Lega sull’identità di genere. Uno strumento politico, come denunciato anche in audizione, utile solo a colpire, reprimere, controllare. Intanto ignorate gli stereotipi che nascono già a tre anni, l’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili, la violenza che dilaga nelle scuole, perfino le liste di nomi scritte nei bagni per intimidire compagni e compagne. E se davvero pensate di combattere la violenza di genere affidandoci alle parole e alle idee di ministri come Nordio, Roccella o Meloni, allora non avete capito nulla. Noi però non ci arrendiamo: continuiamo a lottare perché l’educazione resti un faro, non un bersaglio”