Oggi, 11 settembre, in Commissione Cultura alla Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico relativo alle attività di educazione sessuale, si sono svolte varie audizioni.
Tra queste quella di uno studente di 17 anni che ha preso di petto i deputati presenti, soprattutto il leghista Rossano Sasso. L’audizione è stata ripresa dal giornale Domani. “Sono stato una di quelle persone che ha avuto la possibilità di esplorare, capire chi fossi. Questo mi ha aiutato. No, mi dispiace, lei parla di detransizioni; ma studi e dati ci dicono che queste sono pochissime, avvengono per ambienti sociali e familiari ostili. No, non è vero che la carriera alias porta alla masectomia e alle ‘mutilazioni’, lei confonde i due piani io chiedo solo di essere chiamato con il mio nome a scuola”, queste le sue parole in merito alla carriera alias.
Poi, il tristissimo racconto: “La mia amica nel 2021 si è tolta la vita. Era una persona queer ancora in esplorazione. I suoi genitori affermavano che qualora i loro figli fossero stati gay o persone trans avrebbero subito delle punizioni. Io facevo la terza media quel maggio 2021, lei il primo anno di liceo. Si è tolta la vita perché era intrappolata tra la famiglia e la scuola assente”.
A quanto pare la Commissione ha ascoltato attentamente in silenzio, un silenzio assordante. “A 14 anni non c’è via di uscita. Ed è importante autodeterminarsi. Lei avrebbe avuto bisogno di una scuola libera. Anche io come ragazzo trans ho avuto difficoltà. I professori si rifiutavano di usare il maschile nei miei confronti. Da me non esiste la carriera alias, abbiamo trovato un compromesso: mi chiamano solo per cognome. La proposta di legge Sasso, il ddl Valditara patologizza l’identità trans, lo dico qui e se ho avuto il coraggio di espormi forse avrò il coraggio di chiedere rispetto anche in futuro. L’educazione sessuo-affettiva è fondamentale per accompagnare i giovani. Essenziale per combattere lo stigma. La scuola in Italia ha perso una parte fondamentale del suo compito”, ha concluso.
Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs ha detto: “C’è differenza tra come viene trattato dai professori e come dai compagni? Che rapporto ha con la famiglia?”. Sì, ha risposto il ragazzo: “All’inizio erano influenzati dal fatto che i professori mi chiamassero solo per cognome o peggio, il mio nome di anagrafe. Era una cosa alienante. Poi i miei compagni hanno capito ed è giusto così. I genitori in un mondo ideale potrebbero fare educazione sessuale, occuparsene loro. Ma non hanno gli strumenti, non tutti”.
Ecco cosa ha detto poi Sasso, il leghista relatore di uno dei ddl: “Non posso pensare che siccome pochi, una, dieci, cento, mille famiglie sbagliano e discriminano, si debba generalizzare che tutte le famiglie italiane non siano in grado di educare i propri figli. I nostri figli hanno sentito che l’orientamento sessuale può cambiare dalla sera alla mattina. Non voglio bloccare la carriera alias ma se serve basta un certificato medico, di un professionista e non di un prof di matematica”.
Qui la replica del 17enne: “Qui si tratta di chiamare le persone con il nome che sentono proprio. Non penso che essere liberi a scuola sia negativo verso gli studenti. Sperimentare la propria identità apre al rapporto con gli altri. Non isola. Le persone magari si renderanno conto che non sarà la cosa giusta per loro, ma non bisogna limitarla”.
Ecco come ha commentato in seguito, in un comunicato, Piccolotti: “Purtroppo la proposta di consenso informato avanzata dal ministro Valditara, e le norme abbinate della proposta Sasso, vanno nella direzione opposta: favoriscono i contesti familiari oscurantisti e persino fondamentalisti, danneggiando i giovani e le giovani, l’autonomia scolastica e la libertà d’insegnamento. La scuola pubblica è e deve restare l’istituzione in cui i più giovani incontrano le diversità e imparano il rispetto. Invece il governo vuole limitare l’autodeterminazione e la crescita degli studenti, demandando alle famiglie il potere di decidere cosa possano o non possano conoscere”.
“Speriamo che la testimonianza abbia smosso le coscienze, anche se, a giudicare dalla reazione da bullo di Sasso, che ha cercato in commissione persino di negare il valore politico delle esperienze di vita degli studenti transgender, non si direbbe: la realtà non gli interessa, preferiscono rifugiarsi – ha concluso Piccolotti – nel loro mondo ideologico”.