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Conte promette il tempo pieno in tutte le scuole primarie d’Italia. Ma le famiglie faranno domanda?

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l governo sembra avere le idee chiare su come utilizzerà i fondi del Recovery fund: dopo avere più volte detto che si punterà sul potenziamento dell’edilizia scolastica, sulla digitalizzazione degli istituti e sulla cancellazione delle classi pollaio, anche per bocca della ministra Lucia Azzolina, ora si parla di allungamento del tempo scuola. L’intenzione di puntare sul tempo pieno generalizzato nella scuola primaria – in modo da agevolare anche l’occupazione dei genitori degli alunni – è stata espressa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

In arrivo una riforma

“Dal punto di vista sociale – ha detto il premier alla presentazione del Rapporto Svimez 2020 L’economia e la società del Mezzogiorno – vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”: un’idea non certo originale e sinora mai andata in porto.

La volontà di aumentare le ore di scuola, fino almeno alle ore 15.30 – 16.00 dal lunedì al venerdì, per complessive 40 ore settimanali, comporterebbe comunque un incremento non indifferente di docenti e di personale Ata. Lavoratori che, direttamente o indirettamente, beneficerebbero dei fondi che l’Unione europea mette a disposizione dei paesi aderenti per la ripresa post-Covid.

Le cose non sono così semplici

Per portare il tempo pieno in tutte le scuole d’Italia, tuttavia, non basterà introdurre nuovi maestri ed aumentare gli organici: servirà anche creare delle strutture scolastiche adeguate, prevedendo la mensa dove oggi non c’è. E anche agire sulle famiglie, soprattutto in quei territori (in alta percentuale al Sud) dove la richiesta è davvero modesta.

Guarda caso proprio dove il tasso di occupazione delle donne è più basso, quello che il governo vorrebbe incentivare grazie al tempo pieno, si vuole in pratica creare l’opportunità. Ma senza avere certezza delle richieste. Anzi.

Perchè quanto accaduto all’iniziativa legislativa dei 5 Stelle l’anno scorso con una buona parte dei 2 mila posti creati in più alla primaria, andati persi proprio per questo motivo, dovrebbe servire da esempio.