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17.02.2026

Dati sulla scuola, ancora nessuna notizia del focus annuale. Interrogazione a Valditara alla Camera dei Deputati

È nebbia fitta sui dati della scuola italiana. A raccontarlo è il Corriere della Sera, che parla di un caso diventato anche politico. Da settembre 2024, scrive il quotidiano di via Solferino – che cita “Tuttoscuola” – non sono più disponibili i numeri ufficiali sull’avvio dell’anno scolastico 2025-26: quanti studenti frequentano le scuole, quante sono le classi, quanti gli insegnanti, come sono distribuiti sul territorio. Si tratta del report “Focus sui dati di avvio dell’anno scolastico”. Un documento sintetico ma dettagliato, prodotto per oltre un decennio dall’Ufficio di statistica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, con informazioni su alunni, organici e principali criticità del sistema. Dall’avvio dell’anno 2025-26, invece, “non si è infatti saputo nulla di ufficiale”. Un tema sollevato in passato anche da La Tecnica della Scuola.

L’interrogazione del PD al ministro Valditara

Eppure si parla di quasi sette milioni di bambini e ragazzi inseriti nel sistema scolastico nazionale. Il caso, riporta il Corriere, è arrivato in Parlamento. La responsabile scuola del Partito Democratico, Irene Manzi, ha presentato un’interrogazione alla Camera il 4 febbraio, ora in attesa di risposta da parte del ministro Giuseppe Valditara. Manzi ricorda che “la trasparenza e la pubblicazione regolare dei dati ufficiali sul sistema scolastico nazionale costituiscono un presupposto essenziale per il controllo democratico delle politiche pubbliche, nonché per la programmazione didattica, organizzativa e finanziaria delle istituzioni scolastiche”. Nel testo dell’interrogazione si legge che “l’assenza di informazioni ufficiali a parere dell’interrogante alimenta il sospetto che si vogliano evitare confronti pubblici su eventuali criticità, insuccessi o peggioramenti del sistema scolastico nazionale”

Pubblicazione dei dati, cosa dice la legge

Oltre al disappunto degli addetti ai lavori, emerge una questione normativa. Il Corriere ricorda ancora che la pubblicazione dei dati è un obbligo previsto dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, integrato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97, sul riordino della disciplina in materia di trasparenza. L’articolo 1 stabilisce: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche“. Una definizione chiara, che rende la mancanza di dati non solo un fatto politico, ma anche una questione di rispetto delle regole.

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