Nel corso del convegno ANP, svoltosi nella giornata di martedì 13 ottobre a Roma, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha fatto un annuncio importante: “Dobbiamo andare verso una contrattazione separata, specifica per la scuola, rispetto al resto della funzione pubblica“.
Si tratta di un’ipotesi che è stata spesso caldeggiata dalla Gilda degli Insegnanti. Ecco cosa ha scritto su Facebook il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana: “Apprendo con piacere che il ministro Giuseppe Valditara condivida quanto da tempo diciamo e che abbiamo riaffermato il 5 ottobre durante la giornata mondiale dell’insegnante, ossia che per sbloccare la questione stipendiale è indispensabile avere un contratto scuola staccato dal resto del pubblico impiego”.
“Aggiungo poi che se riusciamo ad avere un contratto specifico per docenti e ata potremmo finalmente valorizzare le tante competenze ed eccellenze che ci sono in tutto il personale della scuola. Ora cerchiamo di lavorare su questa strada!”.
Dobbiamo ricordare che oggi i contratti pubblici sono regolati tutti da un’unica legge, il decreto legislativo n. 29 del 1993, superato poi nel 2001 dal TU n. 165. Ed è sostanzialmente da allora che nel pubblico impiego l’aumento complessivo del “monte stipendiale” non può superare una certa misura.
Con l’ultimo contratto (per la scuola è stato sottoscritto nel luglio scorso) la percentuale degli aumenti si è aggirata intorno al 6%, con piccole variazioni fra i diversi comparti. Ma è del tutto evidente il 6% per uno stipendio (lordo) di 30mila euro vale 1.800 euro, mentre per uno stipendio di 35mila ne vale 2.100.
Ed è proprio a causa di questo meccanismo che con il passare degli anni, anzi dei decenni, la distanza fra le retribuzioni del personale della scuola e quello degli altri dipendenti pubblici progressivamente aumentata.
L’unica soluzione per arrestare questo meccanismo (o addirittura per invertire la tendenza) sarebbe quella di prevedere che la scuola non debba sottostare alle stesse regole degli enti locali, dei ministeri o della sanità.
E, a quanto pare, si tratta proprio della idea che ha in mente il ministro Valditara che sembra così aver sposato anche le rivendicazioni di alcuni sindacati che da anni sostengono questa tesi (Gilda e Unicobas).
Quest’ultimo sindacato, per esempio, è contrario da sempre alla collocazione della scuola all’interno del pubblico impiego e già nel 1993, quando venne approvato il decreto 29, si oppose ad un meccanismo che, all’epoca, era accettato dall’intero fronte sindacale.