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03.12.2025

Cori razzisti davanti ai bambini, quanto manca per toccare il fondo?

Marco Giuliani

Nemmeno la presenza dei bambini inibisce i comportamenti più vili e ignobili. Durante una gara di hockey a rotelle del 29 novembre scorso, a Novara alcuni tifosi dell’Amatori Lodi avrebbero rivolto cori razzisti contro Bruno Dinis, giocatore dell’Azzurra Novara: l’episodio è avvenuto davanti a genitori e bambini di una scuola primaria, invitati a vedere la partita.

La società novarese ha in seguito diffuso un comunicato in cui condanna “cori allucinanti e di chiaro sfondo razziale” e definito il giovane ragazzo Dinis “un atleta sempre distinto per sportività, correttezza e professionalità”. Il club stesso, ha anche segnalato l’accaduto alla Federazione ed è al lavoro per raccogliere materiale audio-video a supporto.

L’episodio si inserisce in un contesto nazionale che purtroppo non riconduce quanto accaduto a Novara in un caso isolato:come riportato dal rapporto UNAR–UISP 2022 (collaborazione tra l’Ufficio Antidiscriminazioni Razziali e l’Unione Italiana Sport Per tutti), in Italia, tra il 2021 e il 2022 sono stati registrati 211 episodi di discriminazione nello sport.

Di questi, il 40,3% ha riguardato discriminazioni etnico-razziali, mentre un ulteriore 37,9% si è basato su caratteristiche corporee, come il colore della pelle o i tratti fisici.

Questi numeri smentiscono quindi l’idea che il razzismo sia un problema che risiede solo nel contesto “stadio” o limitato ai grandi eventi: moltissimi episodi si sono svolti infatti nelle categorie minori, nei campionati dilettantistici e nelle strutture di provincia, ovvero in contesti simili a quello di Novara.

Secondo il rapporto nazionale, gli autori delle discriminazioni sono i tifosi per il 36,5% dei casi, i giocatori stessi nel 31,8%, i dirigenti, lo staff o il pubblico generico a seguire.

Questo dimostra che il problema non riguarda solo frange di tifoserie, ma spesso coinvolge figure interne agli stessi ambienti sportivi.

Inoltre, va ricordato che una parte consistente degli episodi, probabilmente la maggiore, non viene denunciata.

Secondo UNAR, il fenomeno dell’“under-reporting” è fortissimo: molti atleti, specie nei campionati minori, non sanno come denunciare, non si sentono tutelati, o temono le conseguenze che possono subire.

Il fatto che Azzurra Hockey abbia denunciato immediatamente l’accaduto e stia raccogliendo prove video è quindi già un segnale importante, e non così comune. Almeno in Italia.

Secondo i dati della Federazione Italiana Sport Rotellisti, l’hockey in pista in Italia conta circa 12.000 tesserati tra settore giovanile, senior e amatoriale.

È uno sport praticato soprattutto in Lombardia, Veneto, Toscana e Piemonte, ed è noto per la vicinanza con le famiglie, le quali sono una parte costante del pubblico durante le partite.

Proprio per questo, episodi come quello di Novara risultano ancora più gravi: avvengono in un contesto che dovrebbe essere educativo e protetto.

Inoltre va detto che la presenza di scolaresche alla partita amplifica la gravità dell’episodio.

Studi dell’Osservatorio Sport e Società, sulle dinamiche sportive giovanili evidenziano che i bambini tendono a normalizzare i comportamenti degli adulti che vedono negli impianti sportivi; il 68% dei giovani atleti italiani ha assistito almeno una volta a comportamenti discriminatori dagli spalti.

Un episodio del genere, quindi, è molto più di una semplice offesa a un atleta: è un messaggio negativo trasmesso a un’intera generazione.

A livello europeo, secondo UEFA – Report on Racism 2024, i casi di discriminazione nello sport sono aumentati del 27% negli ultimi due anni. Il razzismo non è un fenomeno isolato né nazionale, ma la sua incidenza nei campionati dilettantistici e non italiani è tra le più alte in Europa.

Azzurra Hockey ha concluso il proprio comunicato ribadendo di essere favorevole “sempre per uno sport inclusivo, serio, civile e che dice No al razzismo senza se e senza ma”.

Una posizione che rispecchia le linee guida delle organizzazioni nazionali contro le discriminazioni, le quali chiedono a tutte le società sportive di intervenire attivamente, denunciare e collaborare nella raccolta delle prove.

L’episodio di Novara si può quindi definire grave e da collocare all’interno di un fenomeno strutturale e trasversale.

La denuncia della società novarese è un atto importante e necessario. La speranza è che la Federazione e le istituzioni sportive reagiscano con fermezza, non solo punendo l’episodio, ma contribuendo a cambiare il clima che, a tutti i livelli, ha urgente bisogno di essere migliorato.

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