Home Alunni Coronavirus: storie di ordinaria in-disciplina anche sul web

Coronavirus: storie di ordinaria in-disciplina anche sul web

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Forse c’era da aspettarselo, ma forse è un caso isolato e dunque non è capitato a tutti i docenti che, nel tempo del coronavirus, cercano di fare lezione a distanza con gli strumenti tecnologici ai propri alunni.

Alunni dormiglioni

Sta di fatto tuttavia che, secondo quanto pubblica l’Ansa, un prof di storia e geografia di una scuola del quartiere Prati di Roma, solertissimo, alle ore 8:30 puntuali si collega coi suoi alunni, come d’accordo, e manda loro un video di storia e uno geografia, chiedendo di visionarli e poi tenersi pronti per rispondergli.

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L’attesa è d’uopo, considerato che i ragazzi dovevano visionare gli allegati di storia e geografia, e dunque alcuni minuti dopo vuole verificare se i ragazzi lo stanno seguendo: “Avete ricevuto?”

Regole più severe

Alla mancata risposta di nessuno dei suoi discepoli, inizia a tuonare: “Dormiglioni dove siete!” Ma nessuno ancora risponde, perché i suoi 28 studenti dormono tutti placidamente, pensando che questi giorni di sospensione delle lezioni siano per loro di tutto riposo. E infatti riposavano placidamente.

Da qui misure più rigide e regole perentorie da parte del docente: “Dobbiamo essere on line dalle 8,10 alle 14,10 – racconta una sua allieva all’Ansa – ci ha detto che se non rispondiamo alle domande ci becchiamo una insufficienza. Possiamo rispondere con un messaggio vocale o scritto. Ora le regole sono più severe rispetto a quando frequentiamo: se non rispondiamo in classe prendiamo solo un meno, ora un 4. E’ giusto deve portare avanti il programma ma mette l’ansia il fatto che il prof possa chiamare da un momento all’altro e mettere un brutto voto”.

Il nik name al posto del nome e cognome

A questa storia se ne aggiunge anche un’altra, accaduta a una professoressa di Italiano di un  liceo.

La docente si collega alla piattaforma web della sua scuola alle 8:35, come previsto, ma trova collegato un solo allievo che per giunta espone un nick name che la lascia sbigottita: “Achillelauro17”.

Il virus corre sul… filo?

Forse, avrà pensato la prof, lo pseudonimo o soprannome o nik name, gli serve per sviare le attenzioni del virus che, sapendo il suo vero nome, lo possa contattare via social e quindi contagiare. Chissà?