Home Politica scolastica Cosa rimane dello sciopero? Ho rivissuto un bel sogno, “principino”

Cosa rimane dello sciopero? Ho rivissuto un bel sogno, “principino”

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Uno sciopero riuscito, con mezzo milione di partecipanti nelle sette manifestazioni organizzate in altrettante città italiane e varie “contestazioni” spontanee in altri centri. Adesso non so se le ragioni della protesta (da alcuni liquidate come corporative, ma certamente non è così e le motivazioni sono tante e non solo di carattere professionale, ma legate al principio stesso di scuola pubblica e della sua legittima difesa, dopo le troppe “ingiurie” e “sopraffazioni” contro i docenti, il loro ruolo di educatori e nella trasmissione dei saperi, e i tagli a risorse e prof che hanno affossato lo stesso sistema scolastico. Io comunque non posso essere accusato di difendere idee “corporative”: non sono un insegnante ma un giornalista professionista libero e indipendente, che si occupa da anni anche di scuola e università) troveranno riscontro in un vero “ascolto” da parte di chi governa, che non vuol dire sentire la voce degli altri e poi fare lo stesso quello che ci si è prefissi: in quest’ultimo caso non si chiama dialogo, ma semplicemente “presa in giro”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, da me definito in un articolo successivo al suo insediamento a Palazzo Chigi il “principino del Machiavelli”, può “caricare a testa bassa”, ma la storia recente dovrebbe insegnargli che il mondo della scuola è compatto, nonostante il tentativo di “dividi et impera” messo in atto tra precari da assumere e docenti che contestano il Ddl, autodefinito della “Buona scuola” (per ciò stesso con un pizzico di arroganza e supponenza?). La scuola spesso è stata un nodo cruciale per Esecutivi intransigenti e “incapaci” di dialogare, cosa che ha poi determinato crisi di Governo. C’è, ad esempio, un ex ministro dell’istruzione che voleva imporre il famoso “concorsone” (poi accantonato, il “concorsone” ma anche lui) che immagino sia rimasto talmente “colpito” nell’orgoglio che ancora oggi, appena può, non lesina “attacchi” agli insegnanti (della scuola; ai suoi “pari” accademici un po’ meno) e un altro ministro che voleva elevare a 24 ore l’orario frontale di lezione a parità di stipendio (non sapendo, forse, che gli insegnanti lavorano molto di più durante la settimana, considerati gli altri impegni già previsti contrattualmente, al di là di “luoghi comuni” falsi o usati ad arte, e denigratori), accelerando la fine di un Governo che aveva già imposto grandi sacrifici ai cittadini italiani, soprattutto alle fasce più deboli.

Come mai questo Governo che si è servito tante volte dello strumento del decreto legge e ha addirittura “messo la fiducia” sulla legge elettorale, non estrapola dal DdL la parte che riguarda l’assunzione dei precari per accelerare i tempi della loro entrata in ruolo a settembre, invece di dare magari poi la colpa delle mancate assunzioni – forse in realtà non ci sono le coperture del Mef? – a chi non ha accettato di dover approvare in pochissime settimane un disegno di legge così importante e complesso? Cioè, come “colpevoli” sarebbero poi additati i sindacati, finalmente compatti dopo anni di divisioni, le quali divisioni hanno consentito guasti forse irreparabili da parte di precedenti Governi, gli stessi parlamentari non allineati, e ovviamente il personale scolastico “contestatore” da contrapporre alle giuste esigenze dei precari, nell’ottica del “dividi et impera”. Ma proseguire con il piglio del “comandante unico” su un terreno “scivoloso” come quello della scuola sarebbe una “vittoria di Pirro”, che prima o poi “costerebbe salato”, e io penso che Renzi non sarebbe il “principino del Machiavelli” se non ne tenesse conto e si facesse trasportare dal “decisionismo a tutti i costi”, contro ogni mediazione, ragionevolezza e ascolto vero delle assai diffuse opinioni altrui (che a volte… possono avere ragione: succede!).

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A proposito di opinioni: su questo sciopero del 5 maggio ognuno ha giustamente espresso liberamente le proprie, contro il DdL governativo o a favore, ma in particolare mi ha colpito quella di un dirigente scolastico, Gianni Zen (con pregresse esperienze politiche), che scrive che il mondo sindacale “ha usato questo sciopero più per difendere se stesso, vista la sempre più scarsa sua rappresentatività, che per offrire alternative reali ai tanti problemi aperti”. Ma ha ascoltato quello che hanno detto oggi le tante rappresentanze sindacali (oltre a Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda degli insegnanti, Snals e Ugl c’erano anche i Cobas e con partecipazione “indipendente” anche rappresentanti  di altri sindacati di base nonostante il successo del loro precedente sciopero, per mostrare compattezza in questo fase delicata), ha letto qualche rigo delle loro ragioni nei giorni e nei mesi scorsi? Si può essere contrari alle ragioni espresse dalle organizzazioni sindacali ma non dire che non offrano alternative!

E naturalmente ce n’è anche per chi manifesta pur non essendo un docente: “in mezzo troviamo gli studenti e le famiglie. Soprattutto gli studenti, non sempre consapevoli”. Sono forse strumentalizzati dai loro insegnanti, preside Zen? O sono dei poveri ragazzi “inconsapevoli” solo perché la pensano differentemente da lei? Mi sembrerebbe “grave” che un dirigente scolastico “classifichi” così i suoi studenti e ne dia una tale immagine, soprattutto quando in piazza  a contestare il progetto di riforma sono la maggior parte degli alunni. Per non parlare dei genitori: oggi nel corteo di cui sono stato testimone io ne ho visti tanti: anche loro “inconsapevoli”?

A questo punto la “stoccata” ai docenti sembra quasi un passo inevitabile: “una cosa è sapere una materia, altra è saperla insegnare”, prosegue Zen; giusto, vale per tutte le professioni, ad esempio “una cosa è vincere un concorso a preside, un’altra cosa è saperlo fare”.

Ha ancora senso arroccarsi a difesa a priori di un corporativismo non più accettabile nella nostra ‘società aperta’?”, domanda Gianni Zen. Tutti parlano di “corporativismo” quando i lavoratori tentano di difendere diritti, magari a cominciare dal rinnovo di un contratto bloccato da tanti anni e dal pagamento degli “scatti stipendiali di anzianità” arretrati. Attacchi ai sindacati e accuse di “corporativismo” ai docenti; sembra diventato lo “sport nazionale”: consiglio a tal proposito  di leggere l’ottimo articolo scritto il 5 maggio da Lucio Ficara nello spazio “I nostri blog” di questo giornale on line.

Io ricordo che quando per ragioni professionali ho personalmente conosciuto Gianni Zen, nel contesto di un convegno sulla riforma della scuola targata Gelmini (Zen faceva parte allora di una Commissione nazionale per lo sviluppo dell’istruzione tecnica e professionale, presieduta dal prof. De Toni), a fronte della mia obiezione che la riforma Gelmini con i tagli alla scuola (e nello specifico si parlava anche dell’utilizzo delle classi di concorso “atipiche” che provocavano nuovi soprannumerari, con ripercussioni inevitabili non solo sui posti di lavoro degli insegnanti ma anche sulla qualità di quanto insegnato) determinasse problemi gravi, mi fu risposto, nella sostanza, che con la riforma bisognava pensare ai ragazzi e non alle problematiche dei docenti: vedo che il DS non ha cambiato idea (“centralità dell’apprendimento sull’insegnamento”), purtroppo per lui non solo non lo “segue” la grande maggioranza degli insegnanti ma neppure gli studenti: bisognerebbe che se ne facesse una ragione invece di attribuire “inconsapevolezza” ai giovani. E’ vero che il loro futuro non si presenta roseo, ma proprio per le insensate politiche di neo liberismo messe in atto negli ultimi venti anni e per una mancanza di ricambio generazionale acuita dalla riforma Fornero, con un’età pensionabile che non ha eguali in nessun altro Paese europeo. Gianni Zen pensa che le risposte positive all’aggiornamento della scuola siano solo quelle che sostiene lui, ma la maggior parte di chi vive nella scuola (docenti, studenti, personale Ata, persino i tanto vituperati rappresentanti sindacali, ma quando erano “concertativi”… andavano forse bene) ha altre ricette e le vorrebbe sperimentare!

In realtà, chi contesta, cioè la stragrande maggioranza del mondo della scuola (e lo aveva già ampiamente chiarito la “consultazione on line” voluta l’anno scorso – che peraltro era discutibile perché sulle cose che riguardano la specificità della didattica devono dialogare coloro che la scuola la fanno ogni giorno e non allargare la platea a dismisura, perché altrimenti una simile procedura si potrebbe applicare per qualsiasi altra attività sociale e lavorativa – se solo i dati fossero stati bene interpretati), vuole una scuola collegiale, democratica, partecipata e non una sua “aziendalizzazione”, di cui il grande potere attribuito ai presidi è una esemplificazione. Anche perché poi c’è chi potrebbe pensare di poter fare “il bello e il cattivo tempo” a proprio piacimento : esemplare la notizia del DS di una scuola del casertano che sembra aver interpretato il suo ruolo di potere vietando la distribuzione di volantini informativi sul Ddl, minacciando sospensioni agli alunni!! Magari occorrerebbero lezioni di Costituzione e di democrazia, ma non per i ragazzi (ai quali peraltro chi gestisce la scuola non vuole mai far leggere e studiare la nostra Carta costituzionale: qualcuno si è chiesto perché? Io avrei anche delle risposte. E a proposito: che fine ha fatto la disciplina “Cittadinanza e Costituzione”?).

Alla ministra Giannini, che prima dà degli “squadristi” ad alcuni insegnanti che la contestavano (dicendo tra l’altro “insegno linguistica da tempo e non trovo altro termine”: da docente di linguistica mi spiegherebbe cosa si intende, parlando di “jobs act”, per lavoro a tempo indeterminato? Visto che con la possibilità di licenziare in qualsiasi momento – con un semplice pagamento di “benservito”, in una concezione soltanto mercantile del lavoro – il lavoro “a tempo indeterminato” non esiste più, ovvero è proprio “indeterminato” in quanto lo decide, lo “determina”, il datore di lavoro) e poi dice di non capire le ragioni dello sciopero, non penso si debbano dare risposte approfondite; è infatti lei che deve darle innanzitutto ai suoi elettori per due buoni motivi: per aver raggiunto appena lo 0,7% candidandosi con il suo partito di allora alle elezioni europee dello scorso anno (nella sua logica di “meritocrazia” legata al risultato se ne dovrebbero trarre le conseguenze) e per essere poi transitata nel Pd quando invece era stata eletta al Parlamento in “Scelta Civica” (chissà come l’avranno presa i suoi elettori!!). Quindi, per cortesia, niente lezioni dalla ministra Stefania Giannini.

Per quanto riguarda il sottosegretario Davide Faraone, che alterna presunte “aperture” a dure “chiusure”, solo una battuta (da un siciliano ad un altro: me la perdonerà): quando, finito il suo mandato, Faraone tornerà… nel “sarcofago” pochi se ne accorgeranno.

Infine, per Renzi: non voglio concludere con una sorta di “lettera aperta” ma neppure con un “tweet aperto” (140 caratteri per un vecchio giornalista come me sono pochi, magari per altri sono sufficienti per supportare le riforme, della scuola, del mercato del lavoro, ecc.); diciamo allora una via di mezzo, una “letterina aperta”.  Ma solo per ringraziarti, Matteo, per aver rinsaldato e dato compattezza ai sindacati, per aver “ridato la voce”, con lo sciopero del 5 maggio e la protesta contro il DdL, agli insegnanti ammutoliti da anni di tagli e di offese alla propria dignità personale e professionale, per avermi fatto “ritornare” a 35 anni fa quando ero uno studente universitario (e agli anni precedenti quando frequentavo ancora la scuola superiore) e sfilavo in cortei che erano compatti, partecipati, una festa di colori come quello di oggi, con tante bandiere che garrivano al vento.

E magari, Matteo, chissà, in questa primavera festeggeremo insieme (si fa per dire…) un successo europeo: no, con la Merkel sarà difficile (ma tentaci!), parlo di quello della nostra “squadra del cuore” dai colori viola (ma io ho più meriti di te, tu di quella squadra sei tifoso perché sei nato a Firenze, io invece lo sono sin da bambino, per scelta, perché i “potenti che non ascoltano” e i prepotenti non mi sono mai piaciuti, neanche nel calcio).