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Cosa significa fare scuola in una terra dimenticata da Dio?

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La dirigenza di una scuola, ma anche il lavoro di docenza, è strettamente collegato alle caratteristiche ambientali e sociali in cui è sita quella scuola. C’è differenza nel dirigere una scuola o insegnare ad una scolaresca dei Parioli di Roma o del Vomero di Napoli, piuttosto che svolgere le stesse mansioni a San Luca, nel cuore dell’Aspromonte calabrese. Terre tristemente note per i sequestri di persona degli anni novanta, o per ricordare avvenimenti di cronaca più recenti, note anche per la strage di Duisburg del ferragosto 2007. Si perché quella tremenda strage fu la conseguenza finale della sanguinaria faida delle ‘ndrine di San Luca. Cosa fa e cosa potrebbe fare la scuola in una terra dimenticata da Dio? La risposta a questa domanda è scritta in una lettera aperta alla società civile, da parte della dirigente della scuola “Corrado Alvaro” di San Luca, e pubblicata dal dottor Galullo del Sole 24 Ore, nel sito del quotidiano economico.
Egregio dottor Galullo,
dirigo la scuola “Corrado Alvaro” di San Luca dal 1° settembre 2011.
Un anno di grande impegno, direi di prova quasi “estrema” che avrebbe fatto desistere chiunque ma che mi ha visto dedicare totalmente e senza sosta con cuore e caparbia determinazione verso un unico convincimento: quello di “invertire la rotta” per dare vita ad una Scuola capace di dare il successo formativo a coloro che faranno parte della società di domani.. Bisogna toccare con mano certe situazioni e realtà, perché se le senti raccontare non puoi davvero renderti conto, neanche lontanamente, di cosa voglia dire vivere certe deprivazioni. Quel nulla imperante che avvolge questo territorio e che fa vivere la popolazione nella totale assenza di servizi e strutture socio-culturali-aggregative lascia quasi un dolore che non è possibile anestetizzare, ma che urla con tutta la disperazione più estrema il disappunto e ad esso si ribella. Oltre alla scuola il nulla, ma la scuola, da dove iniziare per renderla tale? Al mio arrivo dovetti constatare con sgomento che le strutture che ospitano lo svolgersi quotidiano delle attività didattiche e che sono chiamate scuole, urlavano anch’esse la loro ribellione ad un degrado che svilisce la dignità umana dei piccoli ospiti. Decisi fin da subito che non mi sarei arresa e non avrei arretrato il mio percorso neanche d’un millimetro fino a quando non sarei riuscita a dare ai miei piccoli e amatissimi alunni “la” Scuola. 
Una scuola che avesse i bagni degni di tale nome, che avesse un tetto sicuro e che non ci piovesse più dentro, una scuola dove si potesse passare l’inverno al caldo e dove all’ora della mensa non si mangiasse più pane e panini perché non si riusciva a garantire un servizio di refezione scolastica in assenza di ditte con il Durc. E poi occorreva pensare a rimettere “ordine” all’estremo “disordine” che vigeva fino al mio arrivo. Bambini e ragazzi che venivano a scuola a qualsiasi ora, una moltitudine di essi si assentavano in maniera oltremodo sopportabile, e poi alla scuola media atti vandalici senza freno, risse in classe e quant’altro, che è l’esatto contrario di ciò che dovrebbe contornare lo scandire e l’alternarsi delle attività didattiche. Capìi che mi aspettavano tempi duri ma che altrettanto determinata, più che dura, doveva essere la mia missione professionale che mi avrebbe pervaso totalmente la vita fino a chissà quando, fino al momento in cui non sarò riuscita a condurre i miei alunni verso la “Bellezza”, quella che realizza qualcosa, produce qualcosa di creativo, di produttivo, di generativo, di bello appunto perché dà vita, amore, gioia.
A me piace pensare che questa bellezza che può salvare il mondo è quella che si compie quando l’uomo realizza qualcosa che gli fa intraprendere un cammino verso quel processo di umanizzazione che lo rende in armonia con gli altri uomini. Fu così che cominciò il mio compito di dirigente scolastico in una scuola che aveva bisogno di rinascere per il riscatto di una comunità intera. Un anno colmo di attività e progetti, un anno che ha visto gli alunni impegnati a scuola anche in estate, in attività extra fino al 27 luglio per Progetti Pon ma anche Por Fse Calabria di educazione all’archeologia “Calabria Jones”. Un anno in cui in perfetta sinergia con Arma dei Carabinieri, l’Asl di Siderno, Usr Calabria, Atp di Reggio Calabria, e addirittura con il coinvolgimento dei sottosegretari di Stato al Miur Marco Rossi Doria ed Elena Ugolini, nonché quello della Dott.ssa Filomena Fotìa, consigliere di Marco Rossi Doria, con l’intervento coordinativo finale del prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli, si è arrivati a far prendere all’amministrazione di San Luca l’impegno concreto di ristrutturare la scuola.Un percorso, questo, durato 10 lunghi ed estenuanti mesi, durante i quali gli alunni erano costretti ad utilizzare bagni indecenti, fatiscenti, antigienici, ma durante i quali continuavo senza resa le mie battaglie quotidiane per ottenere dal Comune di San Luca gli interventi necessari alla risoluzione di questo increscioso e destabilizzante problema, che rendeva oltretutto anche rischioso per la salute ed incolumità degli utenti il perdurare di siffatta situazione.Allo stato attuale gli interventi di rifacimento bagni e copertura del lastrico solare sono in atto presso la sede di scuola primaria, sperando che nel prosieguo siano attuati anche negli altri plessi, quello dell’infanzia “vandalizzato” anni fa e quello che ospita la scuola secondaria di I grado (ex scuola media) che attualmente è assolutamente inidoneo allo svolgimento delle attività didattiche di un edificio adibito a scuola. 
Devo ammettere che se da una parte vi è la soddisfazione per questa prima parte di soluzione, dall’altra provo una profonda amarezza nel dover constatare che nonostante la mia caparbietà, se non fossi riuscita a coinvolgere con interventi concreti le Istituzioni sopra citate, mai si sarebbe arrivati ad ottenere ciò. Ora tocca continuare in questa direzione, ma è altrettanto urgente intervenire per risolvere il disadattamento scolastico e comportamentale di diversi alunni (specie della secondaria di I grado) che manifestano dei comportamenti che se non ripresi subito rischiano di sfociare nella “devianza”. 
Certamente non si può pensare di lasciare solamente alla scuola il compito d’intervenire per risolvere ciò, perchè questo è un problema socio-familiare e necessita, altresì, di interventi ad hoc in questo ambito (servizi assistenziali, socio-sanitari, centri di aggregazione, culturali etc) al momento inesistenti ma urgenti da attivare. Ho cercato di far realizzare anche nella mia scuola il Progetto “Di.Sco.Bull” che è un Pon sicurezza che viene attuato da esperti del Censis, ma attualmente non ho avuto risposte positive in tal senso, anche se io ci spero tanto. Voglio aiutare i miei alunni, ma da sola, senza esperti qualificati in tale settore, non posso farcela a “guarire” certe loro ferite.

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