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Covid, 189mila contagi in 24 ore aumentano i dubbi sul rientro a scuola: il 10 gennaio non basta più, troppe criticità [IL PUNTO]

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Mentre il Coronavirus fa segnare un altro record, con 189 nuovi contagi in un giorno, 231 decessi il tasso di positività oltre il 17%, e il Governo sembra volere confermare la ripresa della scuola in presenza, con le dovute accortezze, cresce il numero degli enti locali (e non solo) che si mostrano scettici sul ritorno immediato in classe. È emblematico che si allunghi, di ora in ora, innanzitutto la lista delle Regioni che in via precauzionale stanno rinviando la riapertura delle scuole a lunedì 10 gennaio. Poi, ci sono le prese di posizione dei singoli governatori.

Ad iniziare da Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, secondo il quale anche la data del 10 gennaio non sarebbe certa.

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“L’ultima cosa che vorremmo chiudere è lo spazio scolastico”, ha specificato Musumeci a Sky Tg24, ma “questi tre giorni ci consentiranno di valutare la variazione del numero dei contagi”.

A distanza di alcuni giorni Clemente Mastella, è tornato a parlare di ulteriore chiusura delle scuole dopo le vacanze natalizie: “Si può riaprire la scuola se Ata e docenti non saranno presenti a causa del Covid?”, si chiede il sindaco di Benevento.

“Io ritengo che un piccolo lockdown può essere utile – continua Mastella -, se si vuole andare a scuola il 10, non farò nessuna opposizione, ma ritengo che nelle scuole non ci sarà personale sufficiente”.

Commentano la nota del presidente del’Anci Campania, Carlo Marino, che ha chiesto uno slittamento delle attività didattiche, Mastella ha replicato: “Noi sindaci dobbiamo avere la stessa posizione e decideremo insieme. Al di là delle polemiche, c’è un dato: siamo in un momento emergenziale”.

Mastella conclude con una frase significativa: “vedremo nei prossimi giorni come sarà la situazione, se avanza in maniera così devastante il virus le responsabilità qualcuno se le deve assumere e io guardo ai bambini e alla salute dei cittadini”.

Intanto, a Udine il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, si è detto “preoccupato del fatto che ci sia una quota significativa di personale sanitario e di personale scolastico che ad oggi non ha prenotato la vaccinazione. Parliamo nel complesso di diverse migliaia di persone, e questo è un problema che mette a rischio la tenuta del sistema sanitario e anche del sistema scolastico”.

La notizia fa il paio con quella della mancanza, quando si rientrerà nei prossimi giorni in classe, di circa il 5% dei docenti e del personale Ata No vax: da alcune prime stime sembra che si tratta di circa 50mila docenti che resteranno senza vaccino pur non avendo problemi di salute quindi nessuna esenzione.

Gli stessi presidi non nascondo più di qualche timore. Nel commentare lo slittamento al 10 gennaio della ripresa della scuola nel Lazio, Mario Rusconi, presidente Anp Roma, ha espresso il suo apprezzamento ma ha anche ricordato “agli amministratori le urgenti criticità che le scuole dovranno affrontare proprio con la riapertura”.

Rusconi ha chiesto “uno screening capillare, fondamentale per arginare le eventuali positività asintomatiche sia degli studenti, sia degli insegnanti, data l’esplosione dei contagi che si stanno verificando in questi ultimi giorni di festività natalizie. Siamo molto scettici nell’affidare all’autonoma scelta familiare la possibilità di far eseguire lo screening ai propri figli negli appositi Drive-in che la Regione dice di star allestendo in queste ore proprio per gli studenti”.

Anche Cristina Costarelli, presidente Anp Lazio, si è detta preoccupata per “la gestione dell’emergenza delle assenze dei docenti e del personale ATA, tra sospesi per inadempimento degli obblighi vaccinali, personale positivo o in quarantena e altre tipologie di assenza”.

Inoltre, ha aggiunto la ds del liceo Newton di Roma, per i “dirigenti è assolutamente urgente conoscere le nuove modalità di gestione delle positività a scuola, infatti a quest’ora ancora non ci è dato sapere se la ripresa avverrà con la sorveglianza col testing, peraltro dimostratasi già insostenibile al 22 dicembre quando le ASL non riuscivano a garantire neanche il tampone T5, oppure in altra modalità che garantisca contemporaneamente salute e sicurezza”.

Solo che di tamponi e controlli preventivi non c’è traccia. “Ad oggi, in Lombardia non sono previsti screening test preventivi per ricominciare la frequenza scolastica. Non lo prevedono né le indicazioni regionali, né quelle di livello nazionale”, si legge in una nota la Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia, dopo che nei centri tamponi lombardi, più di un genitore si è presentato con i figli senza alcuna richiesta del medico curante, ma adducendo ad una presunta necessità di effettuare un tampone per screening/test preventivo per la ripresa della presenza a scuola.

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