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Covid, scuole chiuse a Palermo per ordine del sindaco Orlando: salvi gli istituti d’infanzia. Regione contraria

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Dopo le Regioni, anche i Comuni chiudono le attività scolastiche in presenza. È accaduto a Palermo, dove nella serata del 12 novembre il sindaco Leoluca Orlando ha firmato un’ordinanza che da lunedì 16, a seguito del pericolo di saturazione degli ospedali, impone la chiusura delle scuole dell’obbligo della città.

“Ho deciso a malincuore”

“Preso atto del mancato invio di notizie circa lo stato delle strutture ospedaliere a Palermo e della tenuta del sistema sanitario complessivamente a livello regionale, con possibile ricaduta gravissima sulle condizioni di sicurezza dei cittadini, e preso atto del considerevole aumento dei contagi in tutta la Regione oltre che nella città e nell’area metropolitana di Palermo, ho deciso a malincuore di disporre a partire da lunedì prossimo la chiusura di tutte le scuole dell’obbligo della città”, ha scritto Orlando.

Il sindaco ha reso noto che resteranno aperte solo le scuole comunali dell’infanzia. “Lo annuncio già oggi – ha aggiunto Orlando – perché le famiglie, i dirigenti scolastici e gli insegnanti possano prepararsi per tempo e non trovarsi di fronte a un provvedimento dell’ultimo minuto. È una decisione presa con sofferenza perché sono conscio che la didattica a distanza per quanto possa essere svolta con professionalità e passione, non può garantire quel rapporto umano fra docenti e studenti e quel rapporto di socialità fra i giovani che sono parte integrante del processo di apprendimento”.

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I motivi della decisione sofferta

Orlando ha aggiunto: “siamo di fronte a una emergenza sanitaria, devo assumermi la responsabilità di questo provvedimento, che mira a ridurre gli spostamenti in città – osserva – e a limitare quindi il rischio che i contagi continuino a salire, portando ulteriore appesantimento per il sistema sanitario e sui medici già allo stremo. Proprio per questo ho deciso di non chiudere le scuole dell’infanzia comunali, che sono basate sul sistema della territorialità e perché l’incidenza dei contagi in queste strutture è del 0,15% degli alunni, meno di metà che nelle primarie e circa un quinto delle medie”.

“Tengo a sottolineare – conclude Orlando – che questo è un provvedimento temporaneo perché ancor di più da lunedì si farà un monitoraggio puntuale e preciso dell’andamento dei contagi e, auspicabilmente, della situazione delle strutture ospedaliere, i cui dati saranno valutati perché la chiusura possa essere limitata al minimo indispensabile”.

La replica della Regione: dati noti

La decisione non sembra essere stata bene accolta dalla Regione, soprattutto perché giustificata dalla mancanza di dati sull’andamento del Covid-19.

L’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, commentando l’ordinanza del sindaco a deciso di chiudere le scuole da lunedì, ha detto: “I palermitani devono sapere che ogni giorno il loro sindaco partecipa ad un vertice in Prefettura con Asp e commissario per l’emergenza, quindi quotidianamente viene reso edotto sulla situazione sanitaria e sull’attuazione del piano ospedaliero. Se ha particolari richieste ulteriori le ponga in quella sede. Non ha compreso il sindaco che non è tempo di istituzioni contro istituzioni”.

La decisione di stoppare la didattica in presenza a Palermo è stata commentata anche da alcuni parlamentari.

Casa (M5S): condannati i più fragili

Secondo Vittoria Casa, presidente della Commissione cultura scienza e istruzione alla Camera, l’ordinanza “condanna i più piccoli, i più fragili. Nelle scuole, specialmente quelle dei quartieri più svantaggiati, le bambine e i bambini trovano il sostegno degli insegnanti e dei compagni di classe, crescono, formano sé stessi”.

“I dati ci dicono inoltre che rispettano scrupolosamente i protocolli, perché altrimenti non sarebbe possibile registrare dall’inizio dell’anno scolastico solo 264 contagi su 60 mila studenti di 74 istituti. Eppure, ancora una volta, si decide di penalizzare gli studenti, di negargli il diritto allo studio e di danneggiarne il percorso formativo. E lo si fa dicendo apertamente che il problema non è il contagio nelle scuole in sé ma ridurre gli spostamenti in città”.

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