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Dalla maleducazione alla ineducazione

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La professione docente è diventata difficile, usurante a causa dell’esuberanza esasperata degli studenti irrispettosi delle regole del vivere civile.
Prima si diceva che gli alunni erano maleducati, in quanto anche se i genitori avevano inculcato loro i precetti della buona educazione i figli non li avevano messi in pratica; ora, invece, si pensa al contrario e si è passati alla fase della ineducazione, ossia i genitori non hanno insegnato ai figli le buone maniere del comportamento da tenere in tutti i luoghi pubblici.

Ecco che quotidianamente si assiste in classe ad atteggiamenti altezzosi, arroganti, violenti di alunni che rispondono male ai docenti con parole pesanti ed offensive della dignità e reputazione della persona umana. Tuttavia bisogna dire che ogni essere umano deve essere rispettato soprattutto quanto svolge una funzione pubblica. E il docente, nel suo ruolo, svolge proprio una funzione pubblica. Le note disciplinari non servono, le sospensioni neppure e per questo i docenti hanno le armi spuntate poiché mancano del tutto gli strumenti difensivi.

Per fronteggiare il fenomeno della ineducazione degli studenti in diverse realtà scolastiche si sono adottate soluzioni estreme, cioè quelle di fare lezione in classe alla presenza di un genitore. Si era pensato, tra l’altro, all’installazione di telecamere all’interno dell’aula, ma questo provvedimento viole le norme sulla privacy e sulla questione era più volte intervenuto il Garante per la privacy. Molti genitori sono convinti che i loro figli non si comportino male a scuola e spesso si meravigliano (o fanno finta) di scendere dalle nuvole quando vengono additati per avere commesso azioni gravi.

Sarebbe il caso che i genitori tornino a sedere sui banchi della scuola per seguire corsi di galateo comportamentale perché si pensa che i comportamenti devianti degli alunni siano il substrato di una mancanza di insegnamento delle regole di convivenza civile dei figli e che questi ultimi non avendo imparato delle precise norme comportamentali pensano che a scuola tutto sia lecito e permesso  dimenticando che la scuola è una comunità educante e, quindi deputata all’osservanza delle regole comportamentali e di conseguenza ad impartire l’istruzione degli alunni. Infatti, in tutte le scuole vi sono i regolamenti d’istituto che riportano le norme di comportamento che devono avere indistintamente tutti gli alunni. In più al momento dell’iscrizione degli alunni, viene consegnato ai genitori il documento del “Patto di corresponsabilità” che impegna scuola e famiglia ad una proficua collaborazione essendo le più importanti agenzie educative e formative atte a garantire il futuro degli studenti. Spesso sentiamo dire dagli anziani che quando andavano a scuola c’era massimo rispetto e considerazione per l’insegnante e se qualcuno faceva una marachella a casa i genitori…davano il resto!

Ora guai a toccare gli alunni: subito si precipitano a scuola i genitori (a volte accompagnati dagli avvocati) pronti a difendere l’operato dei figli e mettere in cattiva luce l’insegnante che, purtroppo, è un soggetto del tutto indifeso e smarcato dalla giurisprudenza italiana.

Se prima esisteva la libertà, conquistata dai nostri padri con il cuore e con il sangue, ora c’è il libertinaggio, ossia la licenza di fare tutto ciò che si vuole senza il minimo bisogno di rispettare le regole e le persone.
Mala tempora currunt, anzi cucurrunt!