Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc-Cgil spiega alla ‘Tecnica della Scuola’ perché quattro mesi il suo sindacato aveva detto ‘no’ al Ccnl 2022/24, mentre stavolta ha apposto la sua firma: “non ci sono undici punti di differenza con l’inflazione registrata nel triennio (come con il Ccnl 2022/24 n.d.r.), ma la cifra collocata per il rinnovo è sostanzialmente in linea, anzi con qualche cosa in più, rispetto all’inflazione calcolata ad oggi.
La seconda questione” riguarda “quello che sta accadendo nel mondo, mi riferisco in particolare al conflitto in Medio Oriente che sta determinando purtroppo in modo generalizzato un aumento dei livelli di inflazione; quindi da questo punto di vista vanno trovate delle soluzioni, in primo luogo di natura politica. E per questo abbiamo sottoscritto nel Ccnl insieme alle altre organizzazioni una nota a verbale”.
Per quanto riguarda la parte normativa del contratto, sempre relativo al triennio 2025/27, che si avvierà nelle prossime settimane e potrebbe concludersi entro il 2026, secondo Fracassi “la prima questione è avere risorse, partendo dalla valorizzazione di tutte le indennità. Poi, l’introduzione di alcuni benefit, come il buono pasto e la piena equiparazione tra il personale a tempo determinato e indeterminato“
“Poi penso al recupero dell’anno 2013 (escluso per legge ai fini della carriera e degli scatti stipendiali n.d.r.) e ricordo che, in quel tempo, la nostra organizzazione – sottolinea la leader del lavoratori della Conoscenza della Cgil – fu la sola a non sottoscrivere un accordo che nel tempo ha prodotto danni al personale della scuola. Ecco perchè il Governo deve fare un mea culpa. E investire nei nostri settori”.
La sindacalista a capo della Flc-Cgil sostiene che “non basta rivendicare di avere sottoscritto tre contratti, come hanno fatto alcuni ministri di questo Governo: è importante la volontà politica di rafforzare diritti, tutele e la condizione salariale del personale: ho trovato un po’ fuori luogo fare semplicemente un elenco quantitativo del numero dei contratti e nel contempo procedere con interventi legislativi e interventi normativi che peggiorano la condizione dei nostri settori”, conclude Fracassi.